"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo"

Paolo Borsellino

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

Uno stato Biscazziere




Uno stato Biscazziere

di Marika Demaria

In Italia, la terza industria è rappresentata dal gioco d’azzardo: 79.9 miliardi di euro di fatturato raccolti nel 2011, rispetto ai 60.9 miliardi nel 2010. Questi i dati dei Monopoli di Stato elaborati dal Censis e che trovano riscontro e seguito all’interno della pubblicazione Il gioco d’azzardo tra legale e illegale. 
Un focus sul Piemonte, promossa dal consiglio regionale del Piemonte tramite l’osservatorio regionale sul fenomeno dell’usura e curata dall’osservatorio regionale di Libera Piemonte.

Come si legge nell’introduzione, con questo rapporto è riassunto il lavoro condotto dall’osservatorio di Libera Piemonte sul tema del gioco d’azzardo tra aprile 2011 e giugno 2012. Nell’osservatorio convergono diverse componenti dedicate al monitoraggio dei beni confiscati, della corruzione, dell’usura e del racket sul territorio piemontese ma riconducibili al progetto nazionale denominato Sos Giustizia. Il settore del gioco, grazie alla possibilità di mescolare e confondere origine legale ed illegale, e con la complicità di criminali ed operatori della filiera, è uno dei settori preferiti dalle mafie per conseguire facili introiti contro il basso rischio di incorrere in sanzioni penali.

La normativa civile e penale che disciplina il gioco d’azzardo (e come viene visto dall’Unione Europea), il gioco legale e quello illegale, i fenomeni di usura ed estorsioni, la pubblicità ingannevole: questi sono solo alcuni dei temi trattati dal dossier, per poi trasformarsi in una lente di ingrandimento sul Piemonte, per fornire al lettore numeri e casistica specchio di questa regione. È qui che si registra, a livello nazionale, la spesa più alta investita nel Bingo: avviene nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola, con 639 euro spesi pro capite nel 2010. In Piemonte, nel 2010 la media pro capite di somme giocate alle New Slot è di 544 euro, con picchi come, appunto, Verbania, ma con province nettamente al di sotto della media, come Biella con 385 euro e Cuneo con 458
Inoltre, in termini assoluti, la provincia di Torino è sul gradino più basso del podio per quanto concerne i soldi spesi per le New Slot: 1.266.998.326 euro, contro i 2.931.319.497 di Milano e i 2.129.925.026 di Roma.
Per quanto riguarda invece i dati relativi alle giocate di Gratta e Vinci e Lotterie effettuate nel 2010, Alessandria è la prima provincia piemontese con 172 euro di spesa pro capite, seguita a ruota da Verbania (162) e Novara (158). Paradossalmente, il capoluogo regionale è in fondo alla classifica, con 83 euro di spesa pro capite.
Complessivamente, secondo i dati Agicos, per i giochi vengono spesi 1.159 euro nella provincia di Verbania (nuovamente al vertice della classifica), 1.030 ad Alessandria, 933 a Novara, 926 a Torino e 891 ad Asti. Chiudono Biella con 648 euro pro capite spesi nel 2010, Cuneo con 725 euro e Vercelli con 870 euro.
Si tratta di dati in continuo aumento che rispecchiano la tendenza del resto del Paese. Per questo motivo, dal 2007 il gioco d’azzardo patologico (Gap) è stato inserito nel Piano Sanitario della Regione Piemonte, la quale stanziò, all’epoca, centomila euro per lo start up del progetto. Radicate nel tempo anche le principali operazioni antimafia condotte in Piemonte: da “Betulla” nel 1993 a “Tretre” del 2011, passando per successi quali “Cartagine” nel 1998 (quando furono condannati i boss calabresi Ursini, Belfiore, De Pace e Saffiotti con le accuse di contrabbando, usura, gioco d’azzardo, traffico di stupefacenti, estorsioni ed omicidi) e “Minotauro” dell’8 giugno 2011.
Gli aspetti illegali si confondono sempre più spesso con quelli legali, come ben evidenzia il dossier, il quale elenca alcuni dei giochi d’azzardo considerati a norma di legge (l’elenco completo è reperibile sul sito dei Monopoli di Stato): Lotto; 10 e Lotto; Superenalotto; Gratta e Vinci; SuperStar; SiVinceTutto Superenalotto; Eurojackpot; Totocalcio;Totogol scommesse; Big Match; Big Race; Ippica nazionale ed internazionale (compresa la variante delle scommesse ippiche in agenzia); Newslot; Video Lottery Terminal; Lotterie tradizionali ed istantanee; Bingo di sala e a distanza. Se si considera che – secondo i dati aggiornati al novembre 2011 e diffusi dal ministero dell’Economia e delle Finanze – le entrate dovute ai giochi sono aumentate del 10.6% rispetto allo scorso anno (leggasi: incremento pari a 1.200 milioni di euro), si deduce come lo Stato ricorra a questo settore per autofinanziarsi. Nel capitoloPerché lo Stato amplia l’offerta di gioco” il meccanismo è ben delineato. Su ogni giocata che viene effettuata, lo Stato applica una tassa variabile da gioco a gioco: la più conosciuta è il prelievo erariale unico (Preu), relativa alle giocate alle macchinette. Riproponiamo l’efficace esempio riportato all’interno della pubblicazione. Su una giocata di 100 euro, 75 euro vanno erogati in vincite, ai quali si somma un euro di margine di sicurezza aggiunto dai produttori. Sottratti questi 76 euro, ne rimangono 24, che saranno così ripartiti: 12,6 euro andranno allo Stato sotto forma di Preu e 11,4 euro saranno divisi tra i Monopoli di Stato, il gestore della rete e i costi aziendali vari. Ergo, circa 12 dei 24 euro non erogati in vincite finisce nelle casse dell’erario.
Tutte queste condizioni rappresentano il substrato ottimale per le mafie, che nel gioco d’azzardo riconoscono un metodo sicuro ed efficace di incamerare denaro correndo una percentuale bassa di rischi. Non solo. Il gioco d’azzardo permette di riciclare i proventi delle attività illecite: aprendo una sala giochi, cambiando denaro in fiches (e viceversa) all’interno dei Casinò. E ancora. Poniamo il caso che un soggetto abbia vinto una somma con il Gratta e Vinci e che sia avvicinato da un esponente della criminalità organizzata. Quest’ultimo pagherà in contanti la somma al titolare del biglietto (aggiungendo anche un “bonus” in denaro) e si tratterrà il biglietto vincente, a riprova che le somme di denaro in suo possesso (ovviamente non dichiarate) sono frutto di quella vincita, come attesta il biglietto.
Infine, il gioco d’azzardo alimenta i fenomeni dell’usura e delle estorsioni. Sempre più soggetti non solo investono più nel gioco rispetto ai generi di prima necessità, ma si riducono sul lastrico poiché finiscono in un vortice per cui si ha sempre più voglia di giocare per riscattarsi delle somme puntate e perse. È in questo momento che entrano in scena gli usurai, i quali concedono una somma immediata di denaro per dare la possibilità alla propria vittima di sanare i debiti di gioco, salvo poi chiedere interessi vertiginosi. Gli estorsori e la criminalità organizzata in senso più ampio si avvalgono invece del gioco d’azzardo per ripulire il denaro frutto, ad esempio, di richieste di pizzo nei confronti di artigiani e commercianti.
Il dossier Il gioco d’azzardo tra legale ed illegale si conclude con un appendice dedicata alle interviste ad esperti del settore.

Fonte: Narcomafie.it  24 Luglio 2012



Il termometro del rischio







Il termometro del rischio

Come individuare casi di infiltrazioni mafiose all’interno del proprio comune?
Come combatterle?


Corsico sta sperimentando un modello basato sullo scambio di informazioni tra 


assessoratie banche dati.


Evasione fiscale abbattuta, prevenzione dei reati eaiuti alle imprese sane i primi, tangibili, risultati



di Maurizio Bongioanni


Un numero insolito di subentri nelle attività commerciali, acquisti immobiliari consistenti da parte di giovani o pensionati, eccessivi cambi di volumetrie. Questi sono alcuni dei principali indicatori del rischio di “mafiosità” che il comune di Corsico, Milano, utilizza in via sperimentale nel suo nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) per individuare le infiltrazioni mafiose all’interno del proprio comune.
Un dato ci salverà. Il “check-in antimafia” di questa cittadina lombarda di 35mila abitanti è nato circa un anno e mezzo fa e si basa sul concetto di “termometro del rischio”, come quello già ampiamente usato nelle banche e nelle assicurazioni: quando un’azienda o un privato, secondo parametri prestabiliti, raggiunge un certo “grado di rischio”, parte la segnalazione alle autorità. Finora sono una decina i casi segnalati grazie a questo programma informatico che autonomamente crea un profilo e una graduatoria del rischio incrociando i dati di vari database comunali. Un lavoro realizzato insieme a esperti dell’anti-riciclaggio in collaborazione con Anci e Avviso Pubblico. Un modello che ha già riconosciuto diversi meriti e si spera verrà presto adottato in altri comuni del Nord e del Sud Italia.
Ma quello dell’applicativo è solo una parte del più ampio “Progetto Legalità” che abbraccia diversi aspetti della società civile contro le mafie. A spiegare nel dettaglio come è nato è la sindaca Maria Ferrucci da cui nasce l’idea di un piano del territorio “antimafia” e il cui punto di forza maggiore è la rete interassessoriale: «Siamo riusciti a unire i vari uffici, a far dialogare l’anagrafe con gli uffici del commercio, l’edilizia, la comunicazione, la polizia locale. E questo tipo di approccio si è rivelato vincente».
Tutti gli uffici hanno una loro banca dati. L’idea, che può parere scontata ma in realtà di difficile realizzazione, è quella di incrociare i diversi archivi al fine di avere una mappatura esauriente del territorio. Una sorta di macro-archivio: così l’assessorato al commercio può interagire con chi detiene la dichiarazione dei redditi ed effettuare efficaci controlli incrociati. «Attraverso il dialogo tra uffici i dati si trasformano in informazioni» spiega la sindaca. «Siamo riusciti a superare la logica per la quale certi dati devono stare in ufficio e non uscire da lì, come se ognuno fosse geloso delle proprie informazioni. I dati sono dell’ente e non dell’ufficio. Quando ci siamo messi attorno a un tavolo per la prima volta abbiamo scoperto che un ufficio aveva bisogno di dati che un altro aveva in quantità industriale, solamente che non li aveva mai messi a disposizione ».
È in questo modo che Corsico abbatte l’evasione fiscale. Alla fine del 2010 il comune ha segnalato all’Agenzia delle Entrate inadeguatezze pari a 1 milione di euro che, secondo le nuove normative, verranno corrisposti alle casse del comune stesso. «Questo dimostra che la legalità conviene: 1 milione di euro in tempo di crisi significa prendere una boccata d’ossigeno inaspettata».
Premialità alle aziende. Uno degli aspetti di maggior pregio del Progetto Legalità è sicuramente la “premialità” data alle aziende che si “comportano bene”: «Benché lo scopo degli operatori privati sia quello di far profitto – continua Maria Ferrucci – ci sono quelle aziende che perseguono tale obiettivo nel massimo rispetto delle leggi, cercando di non impattare in maniera negativa sul territorio e sull’ambiente, evitando di pagare in nero i propri lavoratori e avendo ben chiaro il proprio senso di responsabilità. Poi ci sono invece le aziende che reinvestono guadagni illeciti, altre che usano la prepotenza per accaparrarsi gli appalti, chi addirittura usa la corruzione ecc. Le imprese non sono tutte uguali: per questo a chi decide di volersi sottoporre a un surplus di controlli sia a monte (con screening da parte della prefettura, camera di commercio ecc.) sia a valle (all’interno dei cantieri, tracciabilità dei flussi finanziari, controllo del personale ecc.), che per legge spettano ai cantieri pubblici ma non a quelli privati, ecco che noi corrispondiamo una premialità del 7% in volumetria edificabile. Un premio alla legalità e alla trasparenza. Ovviamente la premialità non è data una volta per sempre: questo significa che l’azienda viene continuamente controllata e il premio può essere ritirato in corso d’opera». Lo strumento dell’incentivazione volumetrica, già adottato da altri comuni (ad esempio Merlino, in provincia di Lodi), verrà messo in pratica integrandolo con l’operato della prefettura di Milano, per la quale Corsico diventerebbe un esempio di sperimentazione consistente. «Le aziende oneste solitamente vivono qualche difficoltà in più rispetto alle altre: con questo noi vogliamo stare dalla loro parte e dare il nostro contributo. Un segnale, quello della premialità, che non viene sempre capito: in politica, da destra e da sinistra, ci dicono che la legalità dovrebbe essere un dovere di tutti e pertanto non da premiare. Ma noi non stiamo premiando la legalità tout court, stiamo riconoscendo uno sforzo. In ogni caso penso sia giusto che chi lavora onestamente si distingua da chi non lo fa».
I servizi alle persone. L’incrocio dei dati diventa uno strumento assai importante non solo per controllare l’evasione ma anche per prevenire un reato e quindi aumentare la sicurezza di un territorio. «Facciamo un esempio – spiega Ferrucci –. Collaborando con l’Agenzia delle Entrate abbiamo avuto un elenco delle utenze domestiche. Questo ci permette di sapere se all’interno di un’unità immobiliare vi sia un’utenza domestica attiva oppure no. Controllando i consumi è facile capire se un’unità immobiliare che risulta vuota lo sia davvero. In questo modo veniamo a scoprire gli affitti irregolari. Addirittura in un caso abbiamo scoperto che ad affitti irregolari di posti letto erano legate persone con precedenti penali, documenti falsi, stupefacenti e armi. Tutto questo, ripeto, facendo collaborare gli uffici tra di loro».
Secondo la sindaca questo discorso andrebbe allargato anche agli uffici dedicati alle persone. «Succede in ogni comune che per accedere a determinati servizi sociali o comunque legati alle persone si stili una classifica in base al modello Isee. Eseguendo un controllo incrociato abbiamo scoperto che tanti redditi vicino allo zero in realtà appartenevano a persone che indirettamente contavano su un reddito di oltre 40mila euro. Questo mi ha sconcertato e mi ha convinto di come sia necessario ridare serietà e fiducia alle istituzioni. Perché ciò avvenga le istituzioni devono davvero effettuare i controlli al fine di mettere a disposizione le risorse a chi ha di meno. Questa è l’equità che vogliamo perseguire, quella di controllare a chi vengono affidate delle risorse e come queste vengono utilizzate».
Contro la dipendenza dal gioco d’azzardo. Oltre alla lotta all’evasione fiscale e al riconoscere la trasparenza degli appalti, un altro compito che Corsico ha inserito nel suo progetto è la campagna contro la dipendenza dal gioco d’azzardo impedendo di installare le macchinette a meno di 500 metri di distanza dai luoghi di aggregazione giovanile e promuovendo sul giornale comunale una campagna anti-gioco d’azzardo. Inoltre ha investito 65mila euro – “una goccia nell’oceano” come l’ha descritta la Ferrucci – nella creazione di un Serd (Servizio per le dipendenze) all’interno dell’Asl territoriale.
Il gioco d’azzardo è la terza impresa d’Italia con un fatturato, secondo i dati contenuti nel dossier “Azzardopoli” di Libera, di 100 miliardi di euro. Ogni italiano nel 2011 ha giocato in media 1.260 euro per tentare la fortuna portando l’Italia a rappresentare il 26% del fatturato mondiale del gioco d’azzardo. «Questo dovrebbe essere il campanello d’allarme per le istituzioni perché simbolo della disgregazione dei valori civili. Per uscirne dobbiamo ricostruire il senso civico investendo nella cultura, che attualmente è il settore che sta subendo decurtazioni più di tutti, e che stiamo coprendo con il cemento. La filiera della cementificazione del territorio, tra l’altro, è strettamente legata al nostro discorso: i comuni permettono di costruire perché non hanno soldi. E non hanno soldi a causa delle mancate entrate dell’evasione fiscale, per gli sprechi, per la corruzione, per gli investimenti illeciti. La Corte dei conti parla di 500 miliardi l’anno che prendono la strada dell’illegalità».
«Per questo abbiamo pensato che il nostro lavoro sulla legalità dovesse abbracciare più punti, più tematiche. Quando si parla di mafie, quello che noi cerchiamo di aggredire è la cosiddetta “zona grigia”, cioè la corruzione, l’evasione e il gioco d’azzardo, perché questi sono settori che danno lavoro alle mafie. Quando ci accorgeremo che le persone vittime del gioco avranno bisogno dei servizi sociali, allora ci renderemo conto che quei quattro soldi arrivati all’erario tramite il gioco verranno spesi nei servizi per guarire dalla dipendenza. Anzi, quello che arriva da una parte non basterà a colmare il danno che si è creato dall’altra».
In questa direzione, il prossimo impegno di Corsico sarà quello di coinvolgere i commercianti, affinché si creino dei punti free-slot.
Legalità organizzata. Il riconoscimento del ProgettoLegalità arriva da diversi enti. La Regione Lombardia ha preso d’esempio Corsico per il coinvolgimento delle scuole, con i suoi “laboratori della legalità” e per aver saputo coinvolgere i ragazzi nelle campagne contro il gioco d’azzardo. In collaborazione con «Terre di mezzo», è nata l’idea di creare una vera e propria scuola della legalità, mirata alla formazione e a portare l’esperienza di Corsico  negli altri comuni. La sede ci sarebbe pure: si tratta di una palazzina confiscata alla mafia ma che necessita di un intervento di ristrutturazione. I soldi ci sarebbero ma sono bloccati dal patto di stabilità. Come ci sarebbero altre 14 strutture confiscate a cui donare nuova vita ma sulle quali pendono ipoteche con le banche che non permettono di smuovere la situazione.
Nel settore costruzioni, Assimpredil, l’associazione delle imprese edili, ha dato la sua disponibilità a collaborare e anche i sindacati dal momento che è in gioco pure la sicurezza nei cantieri. Gli unici che devono ancora cogliere questo lavoro sono, manco a dirlo, i vertici di partito.
Infine il comune è pronto ad aderire al “bilancio di giustizia: «L’idea è consumare meno ma consumare meglio perché le scelte di ognuno orientano una filiera piuttosto che un’altra. Così anche le scelte dell’amministrazione. Facendo questo avanzerebbero i soldi per la cultura, unico modo per uscire da questo circolo vizioso».
Organizzare la cultura della legalità è diventato il motto del comune. «Come disse Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico, come esiste la criminalità organizzata deve anche esserci la legalità organizzata»

 Fonte: Narcomafie.it  24 Luglio 2012




Morto che parla. Il racket delle pompe funebri




Morto che parla. 

Il racket delle pompe funebri


di Laura Galesi


Alla fine nella bara ci volevano mettere proprio lui che negli anni ne aveva visti tanti di defunti. Enzo ha 47 anni. È un ex imprenditore di onoranze funebri, adesso operatore del settore. È di San Giorgio a Cremano, nell’hinterland partenopeo. Già nel 1999 ha parlato del racket della camorra nei servizi ai defunti. «Ho denunciato molte famiglie di camorristi che, nella provincia napoletana, gestivano il settore. Sono stato minacciato e da molti anni vivo sotto scorta». Enzo ha raccontato a «Narcomafie» il sistema ben oleato di controllo della Camorra. «Spesso inizia dagli ospedali. Il barellista, l’infermiere o il medico legale avvisano l’agenzia funebre di riferimento. Il barellista ci guadagna fino a 100 euro. A Torre del Greco, per esempio, ci sono quattro agenzie differenti, ma nessuna viene pubblicizzata. Lo scopo è di fare credere alla gente che le agenzie sono tutte uguali e quindi sceglierne una o un’altra fa lo stesso. In realtà il sistema è regolato dalle famiglie della camorra».
Enzo è diventato imprenditore a 35 anni e con le minacce ha dovuto convivere da subito. «Lavoravo su tutta la Regione. Non avevo vincoli territoriali. O almeno così credevo. Perché il problema non è solo la camorra, ma anche le imprese che vi si affidano per la gestione del lavoro. Quello che mi sentivo dire spesso è: il morto è nostro». E infatti. Se il povero defunto moriva in una città diversa da quella della sepoltura, il meccanismo camorristico scattava immediatamente. Una sentinella dall’ospedale informava la ditta di riferimento che, a sua volta, attivava immediatamente i camorristi del territorio. Obbligando le malcapitate famiglie a pagare una tassa di trasporto del feretro per ogni Comune attraversato dal carro. Più facoltoso è l’estinto, maggiore sarà la tassa. E se ad aggiudicarsi il lavoro è una ditta estranea? In quel caso, le aziende della camorra si occupano della bara e di tutto quello che riguarda quella città. Poi la salma viene trasportata nella nuova città e affidata alla ditta che aveva preso il lavoro. La legge in materia di trasporto delle salme è molto chiara. I Comuni hanno l’obbligo del rispetto della normativa (Legge 12/01 e Dpr 285/90) che definisce la sicurezza sanitaria e tutela la difesa delle attività dalle ingerenze malavitose. «Nel 1999 – continua Enzo – ho avuto impedimenti di apertura di aziende e di lavoro. Non volevano neanche farmi aprire. E allora mi sono ribellato a questo sistema che incatena le persone perbene e la libera concorrenza. L’anno dopo la mia denuncia sono state arrestate una trentina di persone. I processi però continuano. Ho fatto tanti nomi. Denunciato tante situazioni. Però questi malavitosi hanno chiesto il rito abbreviato. La mia paura, è che fra pochi anni saranno fuori.  Mi chiedo che cosa succederà. Purtroppo sono molto solo. Gli altri colleghi del settore non denunciano. Al processo di Torre del Greco, dove sono stati accusati 18 camorristi e imprenditori collusi, non si è presentato neanche colui che aveva fatto partire l’operazione.  Ma se fossimo tutti uniti, questo sistema morirebbe presto». Era la fine negli anni Novanta quando Enzo va a fare un servizio a Castelvolturno. Gli vengono tolti i documenti dai camorristi locali. Era fuori zona e non poteva lavorare. «Sono andato dai Carabinieri e ho raccontato tutto. Ho denunciato. Quello è stato il primo funerale sotto scorta che ho fatto. Non pensavo che dopo più di dieci anni le cose sarebbero state ancora così».

Fonte: Narcomafie.it  24 Luglio 2012

3 Agosto 2009 Napoli. Ucciso Gaetano Montanino, guardia giurata, in una agguato per rubargli la pistola d'ordinanza.




3 Agosto 2009 Napoli. Ucciso Gaetano Montanino, guardia giurata, in una agguato per rubargli la pistola d'ordinanza.

Lo massacrarono a Piazza Mercato per sottrargli la pistola, a un anno dal delitto i giudici emettono la sentenza di primo grado per gli assassini di Gaetano Montanino (nella foto), la guardia giurata di Ottaviano. Venti anni a testa per Davide Cella e Salvatore Panepinto, i due aggressori di Napoli che la notte tra il tre e il quattro agosto crivellarono di colpi la vettura di ordinanza dell’agente in servizio di perlustrazione. La vittima aveva 45 anni ed ebbe la colpa di reagire a quel maledetto tentativo di rapina sfociato nel sangue. Un processo-lampo, visti i tempi della giustizia italiana, una sentenza durissima nella quale i magistrati hanno accolto la tesi di accusa della procura, anche se hanno mitigato le pene richieste (trent’anni di carcere per tutti gli imputati). Determinante il racconto di Vincenzo De Feo, pregiudicato arruolato nel clan Contini, che ha inchiodato gli imputati indicando ruoli e responsabilità. Il processo continuerà in Appello, e sarà proprio la procura a premere per il processo-bis, forse insoddisfatta delle pene inflitte ai due imputati ritenuti responsabili di omicidio, tentato omicidio (nel raid rimase ferito Fabio De Rosa, collega di Gaetano Montanino), tentata rapina, porto e detenzione di armi rubate, con l’aggravante dei futili motivi. Durante il dibattimento, Davide Cella ha ammesso di aver sparato senza guardare, anche se il suo racconto è stato considerato poco credibile. Montanino era seduto al posto di guida, le moto lo accerchiarono e la guardia giurata non ebbe il tempo di scendere dalla vettura. Fu Cella ad esplodere i colpi mortali, quattro, e tutti a segno.


Articolo 
CONDANNATI A SOLI VENT'ANNI I KILLER DELLA GUARDIA GIURATA GAETANO MONTANINO

di Raffaele Sardo

Vergognosa sentenza per i killer di Gaetano Montanino, la guardia giurata di 45 anni che la sera del 4 agosto 2009 fu uccisa in piazza mercato a Napoli. La sentenza di appello ha confermato la condanna a soli vent’anni di carcere per i due killer, Davide Cella e Salvatore Panepinto. Gaetano, dipendente dell’istituto “La vigilante” quella sera di agosto era in auto, in piazza mercato, con il suo collega Fabio De Rosa, di 25 anni. Stavano facendo il giro per il controllo delle attività commerciali. La zona era quasi deserta e tutto sembrava in ordine quando due si avvicinano a bordo di uno scooter, con i volti coperti dai caschi. Intimano alle due guardie giurate di  consegnare le pistole. Altri due complici sono un po’ più lontano. De Rosa viene subito disarmato. Montanino reagisce. Ne nasce un conflitto a fuoco. Gaetano ha la peggio. Viene raggiunto da otto colpi di pistola. Anche il suo collega viene ferito, ma se la caverà dopo il ricovero al Loreto Mare. Nello stesso ospedale si fa ricoverare anche un dei killer, Davide Cella, anch’egli ferito nella sparatoria. Sarà determinante la ricostruzione dei fatti che farà Fabio De Rosa, la guardia ferita, che consentirà agli agenti della Questura di Napoli di far  arrestare Davide Cella in ospedale. Ma saranno determinanti anche le dichiarazioni di Vincenzo De Feo, uno dei partecipanti al raid e subito diventato collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni consentiranno l’arresto di Salvatore Panepinto.

Fonte:  Vittimemafia.it 3 Agosto 2012




NON È VERO CHE NELLA VITA NON SI PUÒ SCEGLIERE


dal campo di volontariato e mediattvismo

 a Borgo Sabotino (LT). Estate Liberi.

Certe esperienze nascono un po' per caso. Valuti le alternative, consideri tutte le possibilità, avvisi amici e parenti che potresti partire e poi... decidi di partire davvero. Scegli di esserci, di crederci e di stare dalla parte giusta. Perché non è vero che nella vita non si può scegliere. Si può eccome. Decidere di partecipare al campo di volontariato e mediattvismo a Borgo Sabotino (LT) dal 16 al 24 luglio è stata un'esperienza fondamentale per comprendere - a vent'anni di distanza - le parole di Paolo Borsellino: "la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni". La parola chiave è movimento culturale. Non credo di sbagliare dicendo che Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie si pone il difficile, ma importantissimo compito di creare una coscienza critica. Riuscire a distinguere il bene dal male non è sempre così scontato, avere ben chiaro quali sono i buoni e quali i cattivi, scegliere - di conseguenza - di schierarsi dalla parte dei primi è una decisione che tutti possono prendere, ma non sempre decidono di farlo. Giovanni, Paolo, Peppino, Serafino non sono stati degli eroi. Persone straordinarie, senza dubbio, ma prima di tutto persone. Uomini che svolgevano il proprio dovere nel rispetto delle regole e dei loro ideali di giustizia e legalità. Incensarli come degli eroi è semplicemente una scusa. Ciascuno di noi possiede gli strumenti per portare avanti un'azione concreta di contrasto alle mafie: questo campo di volontariato ne è la prova. Consideriamola pure una piccola ribellione, ma è una ribellione incontrollabile perché ti contagia e ti spinge a contagiare gli altri. Nel California Village di Borgo Sabotino ci siamo sporcati le mani, il nostro bisogno di bellezza e di creatività ha spezzato lo squallore di questo posto e l'ha trasformato nel Villaggio della legalità. Abbiamo pulito a fondo, tolto le erbacce, dipinto muri, abbiamo messo in moto la macchina delle idee e noi ne siamo i testimoni. Siamo testimoni di questo cambiamento, o meglio, siamo questo cambiamento. Ciascuno ha visto che cos'era questo posto e che cos' è diventato. Ciascuno di noi lo porta dentro, nel proprio intimo, e porta con sé la consapevolezza che, anche tra cinquant' anni, il bene rimarrà comunque cosa nostra. In questi giorni trascorsi - ahimè - troppo in fretta, ci sono stati momenti di riflessione, di risate, di formazione e di svago. In poco tempo si sono creati legami splendidi che accendono l'interruttore della speranza e ci fanno capire che una realtà diversa è possibile. Sono contenta di averli vissuti in prima persona e consiglio a tutti, grandi e piccoli, di partecipare il prossimo anno.

Giulia

Fonte: Libera.it 2 Agosto 2012





Reggio Calabria, colpo alla 


'ndrangheta che fa "sistema"


L'inchiesta ha disarticolato


 gli affari del 

clan Tegano - De Stefano nel settore della 

grande distribuzione e dei servizi


di Anna Foti



Un’indagine complessa che ha preso spunto dall’analisi di alcuni bilanci corredati da documenti fasulli ha disarticolato la pervasività delle ‘ndrine Tegano – De Stefano nel circuito della grande distribuzione alimentare nel reggino e l’influenza esercitata anche attraverso la 'ndrina dei Crucitti sulla società mista Multiservizi per ottenere assunzioni e affidamento dei servizi. Referente strategico ed anche politico, risulta essere stato Domenico Giovanni (detto Dominique) Suraci, già consigliere comunale di Reggio Calabria nel 2007 eletto nelle fila di Alleanza per Scopelliti, per breve tempo assessore e poi presidente della II Commissione Consiliare Permanente ‘Programmazione e servizi generali’ di Palazzo San Giorgio. Suraci è stato colpito oggi da due ordinanze di custodia cautelare in carcere per entrambe le inchieste condotte dalla DDA reggina con le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale e intestazione fittizia di beni dall’aver favorito il sodalizio mafioso. 



I dettagli sono stati illustrati ieri in conferenza stampa presso il comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio. Battesimo di fuoco per il neo comandante reggino, colonnello Lorenzo Falferi, presenti anche il procuratore Ottavio Sferlazza, il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Reggio, il colonnello Cosimo Di Gesù, il comandante della Dia reggina Gianfranco Ardizzone ed il comandante della Polizia Tributaria, il tenente colonnello Claudio Petrozziello.

Tra le altre ipotesi di reato contestate, anche alle altre persone coinvolte nelle inchieste , otre all’associazione a delinquere di stampo mafioso, l’ipotesi di truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche e false fatturazioni. Queste ultime al centro dell’inchiesta ‘Assenzio’ con proiezioni in Lombardia, Puglia ed Abruzzo. Un’attività intricata ma evidentemente non ineccepibile al fine di occultare illiceità ed illeciti profitti. Al momento tra gli indagati nessun libero professionista ma le indagini continuano. Da un’analisi contabile, infatti, hanno preso piede le inchieste ‘Sistema’ e ‘Assenzio’ condotte dalla dall’Arma, dalla Guardia di Finanza e dalla Dia, sotto il coordinamento della DDA reggina nelle persone del procuratore reggente Ottavio Sferlazza e del dottore Stefano Musolino e che oggi hanno portato all’arresto di nove persone destinatarie di ordinanze di custodia cautelare in carcere - Domenico Giovanni Suraci, Luciano Falcomatà, Vincenzo Ferrigno, Giuseppe Rechichi -  di cui cinque alla restrizione agli arresti domiciliari per altre tre - Saloua Senia, Costanza Ada Riggio, Giuseppe Crocè, Marcello Brunozzi e Rodolfo Diani.

Sequestrate anche 15 società, 5 trust (meccanismo fiduciario di protezione ed isolamento di patrimoni) e numerosi beni mobili e immobili per un valore complessivo che si aggira sui 130 milioni di euro. Al centro delle inchieste la SGS srl, dominus era lo stesso Dominique Suraci, società titolare di sei punti vendita dei supermercati a marchio Sma a Reggio Calabria, che stipulava forniture di beni e servizi con imprese e ditte direttamente riconducibili alle ndrine Tegano- De Stefano, Caridi-Borghetto-Zindato, Lo Giudice, Condello, Rosmini, Labate*. Emblematica la vicenda della stessa ‘Vally Calabria’ srl che dalla bancarotta fraudolenta approda all’intestazione fittizia di beni.   Un’operazione che ha consentito di minare ad una porzione di significativa di economia illegale ed inquinata nel reggino e che ancora potrebbe riservare ulteriori sviluppi.




Fonte: Libera informazione.org 31 Luglio 2012





DIARIO DEI CAMPI: CASTELLAMMARE DI STABIA (NA) - 2 -


E!State Liberi a Castellammare di Stabia


Campo Asharam Santa Caterina

21/07/12
Ore 19.30

Castellammare di Stabia-Terrazza

Sono arrivato qui, dopo un viaggio veloce e leggero. Uscendo dalla stazione della circumvesuviana, in Castellammare, vedo un ragazzo con una maglietta rossa. Intuisco che si tratti di uno del "campo". Mi avvio verso di lui senza indugio alcuno. Andrea è il primo ragazzo che incontro, e l'impressione che ne ricavo è ottima. Alle 19.00 circa ci riuniamo in cerchio, sulla terrazza, e ognuno prova a presentare se stesso. Mentre Marco parla, la sua voce calma si mescola all'aria molto calda e la mia attenzione si sposta ai gabbiani in volo. Ritorno ad osservare Marco e la luce del sole come una lama brillante mi entra negli occhi. Di li a poco botti da fuochi d'artificio irrompono e un po' tutti ci si domanda il senso di ciò. Qualunque ipotesi è possibile, ed anche i locali si limitano a queste. Voglio pensare, sbrogliando e semplificando il tutto come fosse un teorema di Norton, alla semplice necessità animale dell'affermazione personale: "sparo, dunque sono."

23/07/12
Ore 17.30 Terrazza

Mi piace molto questo fatto del tetto terrazzo. Uno perché io non l'ho, e se l'avessi ci passerei un sacco di tempo. Ci dormirei persino. Sai quanti tetti ci sono in città come Milano ? Se li mettessi insieme a quelli di Torino sarebbe come creare una nuova città.

27/07/12
Dopo aver conosciuto i ragazzi del "tappeto di Iqbal" e i ragazzi del campo non sono riuscito ad evitare paralleli. I primi sembrano avere carattere forte e incisivo, talvolta troppo in relazione alla loro età. Mi pare evidente che la strada, pur se in modo diverso da una scuola , li abbia forgiati-secondo me-positivamente. Essi sono pronti ed allenati a situazioni difficili e scomode. Noi ? Alcune storie, canzoni e poesie dei ragazzi del "tappeto" penetrano in me, affondano nel mio addome risvegliando un richiamo custodito e trasmesso dalle generazioni precedenti, e del quale, da qualche tempo, sto cercando di fare chiarezza.
Leo

 
Domenica 22 luglio 2012 00:18
Il primo giorno di campo è andato. Per me è filato tutto liscio, mi sembra ci sia un buon feeling tra di noi, insomma siamo un bel gruppo. Che dire... il posto è bello ma... diverso. Il tramonto dalla terrazza è mozzafiato! Unica nota "disturbatrice", la campana che suona ogni quarto d'ora!!!! Sarà che non ci sono abituata ma mi dà un po' ai nervi. Altra cosa che mi ha colpito, i fuochi d'artificio anche di giorno! Comunque come prime impressioni decisamente positive!
Alessia


23:10
Bella, bella, bellissima serata! Sensazioni belle, emozioni forti grazie anche ai ragazzi de "Il tappeto di Iqbal".
Alessia


Martedì 24 luglio 2012 12:22 
Siamo al Centro di Giustizia Minorile, è molto interessante capire cosa viene fatto per i ragazzi che entrano nel circuito penale. Ma quello che mi ha colpito di più in questi giorni, e su cui rifletto più spesso, è il fatto che alcuni ragazzi di qua non sentono l'esigenza, non abbiano lo stimolo di spostarsi, di conoscere quello che c'è al di là di Castellammare, Napoli ecc. Sentire che non vogliono neanche andare a lavorare a Napoli da Castellammare, per esempio, mi ha, passatemi il termine, "sconvolto". Per me è inconcepibile, per me conoscere nuovi posti, territori, modi di vivere è fondamentale, in un certo senso è l'essenza della vita... Per quanto in questi ultimi mesi abbia trovato uno splendido equilibrio a Firenze, pensare di rimanere chiusa lì mi mette ansia, penso che dopo un po' mi sentirei soffocare. L'esperienza che stiamo vivendo penso sia unica, e per il momento per me è decisamente positiva, non solo per tutto quello che stiamo imparando, ma anche per il rapporto che si sta creando tra di noi, è come se fossimo una piccola famiglia. E non credevo che sarei stata in grado di trovarmi così a mio agio con persone che non conosco, per me questa esperienza era anche una sfida, che per il momento sento che sto vincendo.
Alessia


21:16
Abbiamo fatto la prima lezione di teatro, una figata! Esperienza bellissima! Utile sia a me singolarmente che al gruppo, credo ci abbia aiutato ad unirci sempre di più. Adesso capisco perché i ragazzi de "Il tappeto di Iqbal" hanno così successo, spero vivamente che riescano ad andare avanti perché il lavoro che fanno è troppo importante!
Alessia


Venerdì 27 luglio 2012 16:10
Oggi siamo stati a Giugliano e dintorni per quello che noi abbiamo ribattezzato il "monnezza tour". Mamma mia che impressione! Uno certe cose non se le aspetta, sembrava di stare su un altro pianeta. È da stamani che mi chiedo "come abbiamo potuto fare questo a questa terra?" Noi che abbiamo, dal mio punto di vista, il dovere di lasciare alle generazioni future la terra almeno nelle condizioni, già pessime, in cui è adesso, perché non abbiamo fatto niente per fermare quello scempio? Le immagini che ricorderò per sempre di una terra desolata, piena di rifiuti, di una stazione deserta fanno male. Fa male anche perché mi sento impotente davanti ad una situazione più grande di me. Ma alla fine, pensandoci, impotenti non siamo perché possiamo portare la nostra testimonianza, il nostro piccolo vissuto diretto, per far conoscere a più persone possibile questa situazione e cercare tutti insieme di cambiare le cose. È una goccia nel mare, ma è dalle piccole gocce che può partire il cambiamento...
Alessia

 

24/07/2012
La sveglia è alla mattina presto. Oggi andiamo al carcere minorile di Napoli a incontrare educatori e assistenti sociali che operano nello stesso carcere o in comunità. Capiamo che ogni caso qui è a sé: non esiste un ragazzo che rispecchi un caso generale. Certo considerando uno specifico quartiere si può trovare statisticamente un reato più frequente. Gli educatori, che seguono in particolare il ragazzo/a lavorano per il carcere minorile o per le comunità. Le comunità sono una alternativa al carcere minorile che spesso viene scelta perché il ragazzo dimostra che in un contesto del genere potrebbe reagire in modo positivo. Ultimamente la scelta di "messa alla prova" va per la maggiore sopratutto perché alleggerisce le spese statali. Le assistenti sociali che incontriamo sono molto preparate e ci spiegano come loro seguono tutto il percorso del ragazzo nel suo scontare la pena. A pranzo ci dirigiamo alla residenza estiva dei Borbone detto Bosco di Capodimonte. La visuale è stupenda come la mozzarella acquistata da Leo. Al pomeriggio incontriamo di nuovo Giovanni del Tappeto di Iqbal che porta con sé ragazzi di Barra. E' il nostro primo laboratorio di teatro. Le cose che facciamo sono divertenti e hanno valore estremamente simboliche. Il gioco del "Re è morto" dove si deve dare fiducia a tutta la comunità che ti circonda mi ha colpito. Mi ha colpito come Giovanni tiene a questi ragazzi e come interpreti il ruolo di padre sociale di questi waglioni sempre pronti a ricever consiglio da lui. La serata si conclude con una piacevole passeggiata a Castellamare di Stabia
Fabrizio


26/07/12
La mattina dopo colazione facciamo le prime pulizie necessaria per l'igiene comune. In mattinata viene a trovarci Antonio che fa parte del coordinamento di Libera Napoli. Ci vuole subito mettere all'opera : veniamo divisi in coppie che dovranno condividere cosa uno vede nell'altro. Io sto con Marta. Lei è simpatica e determinata e accoglie le mie mani e io la fisso. Riusciamo a mantenere il contatto per tutto il tempo, ciò simboleggia che il contatto fisico non ci reca disturbo. Il gioco ci dimostra come fare ed agire siano diversi. E' agendo che si fa si contrasta la camorra. Successivamente Antonio mi narra che in Campania ci sono 180 beni confiscati e solo 200 solo utilizzati. Spera che si possa fare un campo proprio a Napoli per il prossimo anno. Ciò che mi colpisce è come, dietro alla Sicilia nella classifica stilata in base al numero di bene confiscati, ci sia la Lombardia e al terzo posto la Campania. Vediamo un bellissimo film-documentario basato sulla tesi di 3 ragazzi dal nome Alle 5 arriva la Rai. Il giornalista e i colleghi cameraman e fonisti sono professionisti e non si fanno perdere nessuna frase o movimento. Ci intervistano uno a uno. E' una cosa che non mi era mai successa. Al giornalista è piaciuto il discorso di Marta e Alessia. Io ho fatto luce sulla nostra importanza nell'essere testimoni e questo campo ci fornisce tante informazioni ci permetterà di raccontare molte cose a casa.
Fabrizio

Fonte: Libera.it  1 Agosto 2012



ILLUMINARE LA NOTTE E ASPETTARE L'ALBA...




di Riccardo Christian Falcone 



Sono arrivato a Borgo Sabotino quest'anno con la stanchezza nel cuore, lo confesso. E con una strana tristezza che da qualche mese mi porto dentro.
Forse è la prima volta che ne parlo, ma oggi sento di doverlo fare. Era la stanchezza diun anno difficile, duro, lungo. Un anno lungo il quale tutto quello che ho visto consumarsi attorno a me mi ha restituito una sensazione di inadeguatezza. Di fronte a ciò che accadeva, di fronte alla consapevolezza che i miei, i nostri sforzi, non erano riusciti ad evitare che una comunità, la mia comunità, perdesse il senso dell'orientamento e che fosse trascinata sull'orlo del baratro, attraverso le pieghe del compromesso morale e dell'indifferenza, mi sentivo inadeguato. E ho desiderato fuggire. Ho desiderato deporre le armi.
Così sono arrivato a Borgo Sabotino, con sulle spalle quella sensazione di inadeguatezza che per mesi ho fatto di tutto per scrollarmi di dosso. A volte ci sono riuscito, grazie a chi qui, nella mia terra, ha saputo capirmi, comprendermi senza che parlassi, sostenermi comunque. Ma altre volte non ce l'ho fatta, e chi mi ha girato attorno ha dovuto subire i silenzi, la rabbia, le fughe.
Avevo bisogno del Raduno. Avevo bisogno di ritrovare i vostri occhi e leggere dentro di essi che sì, vale comunque la pena di continuare a combattere. Avevo bisogno delle vostre speranze, delle vostre passioni, del vostro resistere.
Ho trovato tutto questo. E forse di più.
Ho trovato tanti volti nuovi, giovani, belli. Ho trovato il sogno di persone che riescono a declinare, fuori da ogni retorica, parole come cambiamento futuro. Ho trovato l'antimafia più sincera, più pulita, più vera. Quell'antimafia che ha fame di conoscenzae che non conosce i protagonismi, che riflette sui proprio limiti, sulle proprie debolezze, che si sforza di capire il senso della corresponsabilità, della coerenza, dellacontinuità. Ho trovato il volto più bello e autentico di Libera.
E ho trovato la forza di capire che non ci si può arrendere. Che nonostante tutto c'è chi continua a credere in te, magari nel silenzio del proprio cuore. Perché la libertà a volte è un dono troppo grande.
Volevo tornare a respirarla a pieni polmoni questa libertà. L'ho fatto. Con voi.
Libera è nelle nostre mani, amici miei. Nelle mani di chi saprà prendersene cura e capire che quei 300 piedi ai quali mi rivolsi di ritorno da Volvera oggi sono 600. E che sono piedi forti, robusti, coraggiosi sui quali si può costruire il futuro di noi stessi e di questo Paese.
Torno a casa più forte, anche quest'anno. Un po' meno stanco e avvertendo che quella sensazione di inadeguatezza si è sopita, forse addirittura spenta nei nostri entusiasmi. Il lavoro è lungo e difficile però. Certo, le buone battaglie contano di per loro. Così come i buoni compagni. Ma noi vogliamo vincere.
Vedere quei punti luminosi allontanarsi da noi e disperdersi nel buio della notte è forse l'immagine più bella di questi giorni appena trascorsi. Una metafora straordinaria per dire e per dirci che possiamo fare di tutto con la nostra volontà, anche illuminare la notte e librarci in volo.
Mi piace pensare alle domande di chi ha visto volarle quelle lanterne, al loro chiedersi da dove arrivavano, chi le avesse lasciate volare e perché. Mi piace pensare che non conosceranno mai le risposte a queste domande, al senso di quel gesto compiuto chissà da chi e chissà perché. Ma mi piace pensare soprattutto che, anche se gli altri continueranno a non sapere chi siamo o perché facciamo quel che facciamo, ci saremo sempre noi a raccogliere i sogni di questo Paese e a liberarli nel cielo, illuminando la notte. Aspettando l'alba.

Fonte: Libera.it  1 Agosto 2012