"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo"

Paolo Borsellino

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

In ricordo di Gerardo D'Arminio


















Per il senso del dovere, in ricordo
di
Gerardo D'arminio




di Vincenzo Fatigati giovani di Libera

Presidio Territoriale  Afragola - Casoria  


Il rischio maggiore oggi  per le diverse celebrazioni della memoria,  i diversi olocausti della storia; non consiste nella loro cancellazione dal calendario, nella eliminazione di targhette o statue. 
Ma nel suo opposto,  la tragedia riesce a cadere nell'oblio quando l’evento del ricordo diventa passerella o mera celebrazione ritualistica;  diventa insomma strumentalizzata da una parte politica. Una ricorrenza come le altre.
Non possiamo forse dire che lo stesso vale per le vittime delle mafie, quando constatiamo sempre di più in questi  tempi che  i peggiori politici – proprio  quelli che sono collusi- esaltano  i vari Falcone e Borsellino per crearsi quella patina eroica per consenso elettorale? “Non abbiamo bisogno di tifosi, ma di calciatori” ripetono spesso i diversi addetti alla lotta alla criminalità organizzata . Il ricordo serve  solo se si riesce a passare quindi, dalla  ammirazione passiva del simbolo, a quella attiva della cittadinanza.  Il ricordo ha senso solo se si riesce a comunicare questo messaggio, riuscendo  a passare dal livello personale a quello sociale e collettivo.
Le mafie da sempre,  per il controllo del potere, oltre alla violenza e alle intimidazioni, utilizzano, in modo vigliacco,  la diffamazione, l’inganno come   strumento di legittimazione. 
Diffamare la vittima serve per creare consenso e quindi potere agli occhi degli altri.
Ricordare il passato,  allora è il primo passo da fare per guardare al futuro, perché quello che va comunicato non è solo una storia, un fatto o un dettaglio; ma un atteggiamento che deve restare uguale nel suo divenire storico.  Ricordare insomma, serve per schierarsi.

Questo preambolo  serve per comprendere che  il nostro atteggiamento  deve essere attivo verso la  figura del maresciallo D’Arminio, ucciso ad Afragola  proprio il  5 gennaio del 1976 . Una storia tragica e emblematica , tristemente abbandonata e dimenticata  dalla coscienza della città di Afragola.

1
Nato nel cilentano a Montecorvino Rovella,  era un maresciallo capace, con un   curriculum di primo livello, essendo in pochi anni passato  da Palermo, dove da subito si era occupato della cattura di pericolosi esponenti di della mafia siciliana, a occuparsi  negli anni ‘70  della “via del tabacco”, riuscendo ad intuire e studiare  connessioni col traffico degli stupefacenti ,  indagando sulle relazioni tra cosa nostra e i cartelli della camorra. Persona esperta e preparata, conosceva a memoria fatti  circostanze, senza controllare l’archivio ; oltre che ad essere efficiente, visto che da quando aveva prestato nel 1974 servizio ad Afragola, erano notevolmente diminuiti i crimini nella città.

 D’Arminio fu ucciso proprio il 5 gennaio del 1976 da otto proiettili di lupara canne mozze sparate da  una “500” gialla , mentre comprava una bicicletta su una bancarella a Carmine, uno dei suoi quattro figli che aveva appena  4 anni
.

Purtroppo in città ancora  circolano, criminosamente,  diverse versioni, spesso macchiate del solito tentativo diffamatorio, dove  - chissà perché- chi sostiene determinate versioni, si dimenticano di leggere  documenti ufficiali; limitandosi a raccontare la versione invece delle persone che sono state condannate di quel determinato reato.
2
 Infatti, secondo il  sostituto procuratore della Repubblica Vittorio Martuscello, l’ipotesi di reato è “omicidio volontario  e premeditato”. Gli investigatori non credettero alla versione del giovane    Enzo Moccia, che all’epoca era minorenne e si costituì alla procura,    dichiarando  di aver commesso l’omicidio senza l’aiuto dei fratelli  Angelo e Luigi : secondo la sua versione, sarebbe andato a  casa sua per prendere una lupara che aveva nascosto a casa del padre giorni prima  (e che aveva trovato miracolosamente e casualmente tempo prima ). Non si sarebbe accorto della presenza del Maresciallo, ma avrebbe avuto una colluttazione con il nemico e rivale  Luigi Giugliano, e dopo diverbi  , si sarebbe difeso  sparando colpi che, poi accidentalmente, colpirono il maresciallo.
Per la procura  ciò non fu vero, in quanto è difficile credere a questa versione  anche perché Enzo Moccia conosceva bene il Maresciallo D’Arminio,  poiché  il marzo precedente, durante una perquisizione per una partita di tabacco, avrebbe  trovato il vecchio Boss Gennaro Moccia in possesso di un arma.   All'epoca Enzo si accusò del reato per  tentare di non far andare il  padre carcere
. E comunque, secondo i primi giornali dell'epoca e le ricostruzioni iniziali della procura , nell'auto ci sarebbero stati anche i fratelli Luigi , e Angelo, giacché, avrebbero – secondo 

la prima ipotesi - avuto un ruolo di  concorso omicidio. Poi l'accusa cadde.  L’omicidio, secondo la ricostruzione della procura,  serviva come messaggio, per far mantenere alto il prestigio della famiglia, in quella  perversa e strana “logica da guappi” . Il potere si conquista con la violenza, e quindi bisognava mostrare agli  altri di avere ancora “prestigio”, di non temere nessuno sfidando quanti nelle forze dell’ordine avevano avuto il coraggio di mettere in discussione concretamente e con atteggiamenti pubblici il loro potere.  Pertanto, secondo questa ricostruzione, il minorenne si sarebbe assunto- in un secondo momento-  la responsabilità dell’omicidio per avere degli sgravi penali. 
 Una cosa però  è la condanna  giudiziaria(che è stata accertata), ed è  scritta da sentenze; altra è quella sociale e collettiva che – basandosi su quest’ultima-  deve essere  ancora più forte, e netta (e spesso tarda ad arrivare dalla nostra collettività)  . 

Raccontare e ricordare, serve proprio per stigmatizzare quella presunta logica da guappo , che – chiunque supera la soglia della bestialità-  sa essere  profondamente nociva, e vigliacca  anche a causa  della collusione con una certa  assuefazione della cittadinanza, che ancora oggi tarda a schierarsi.  

Oggi 5 gennaio ’2013 , sulla targa che si trova nella piazza principale di Afragola in ricordo del Maresciallo D’Arminio,  verrà omaggiato la sua figura con tre rose bianche, non solo per il “semplice” ricordo del suo operato; ma affinché arrivi finalmente quella condanna sociale da tutti, oggi troppo spesso minacciata da mezzi silenzi, assuefazioni e omertà.    


1 Di Pasquale Scordamaglia  Il coraggio del maresciallo D’Arminio. Un investigatore di razza dall’incomparabile impegno civile. http://mpmeltingpot.wordpress.com

2 Ordinanza custodia cautelare


Fonte: liberaafragolacasoria.com 5 Gennaio 2012






Birra in carcere, al via il progetto




Birra in carcere, al via il progetto


Un progetto di inclusione sociale entro le mura dell’istituto penitenziario di Carinola.  


di Tina Cioffo                       CASERTA

Lavoro, Agricoltura Biologica ed Economia Sociale, è di questo che si è parlato il 26 novembre scorso al Carcere di Carinola in occasione della seconda edizione del Campus Felix, un progetto dell’associazione “FormAzioneViaggio, della rete di Libera e del Comitato don Diana.
L’iniziativa studiata per promuovere una legalità concreta ed in grado di dare delle risposte con i fatti, ha visto anche la presentazione del progetto 
La birra della legalità”.
L’obiettivo è la creazione di un birrificio artigianale da realizzarsi all’interno dell’Istituto Penitenziario, con la convinzione che valorizzando l’attività agricola, riducendo le distanze fra popolazione carceraria e società civile ed accrescendo l’inclusione sociale nel rispetto della legalità si contribuisce alla creazione di Comunità sane e solidali.
Così come è stato per i beni immobili sottratti alla criminalità organizzata e poi restituiti al territorio, diventando patrimonio comune e trampolino di lancio per una nuova economia antidoto di quella criminale altrettanto è infatti, necessario fare con i detenuti per poterli far fuoriuscire dal sistema illegale che li ha coinvolti e restituirli alla vita legale.
 Le attività pratiche saranno gestite dalla Cooperativa socialeCarla Laudante” onlus in concertazione con l’Istituto Penitenziario di Carinola e la rete associativa di Libera e Comitato don Diana che nel casertano rappresentano un’unica realtà.
Un progetto che punta ad ampliare le già consolidate esperienze di recupero e assistenza dei soggetti svantaggiati condotte sui beni confiscati, coinvolgendo i detenuti e offrendo loro reali opportunità di riscatto sociale volti alla costruzione di percorsi di recupero non solo materiali ma anche e soprattutto delle coscienze.
A completare il quadro della giornata,la  premiazione dei vincitori del concorso letterario “A Cuore aperto”, iniziativa condotta sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica che ha raccolto numerose lettere di detenuti nelle carceri di Italia.
E’ risultata vincitrice quella scritta da Massimo Buccolieri, letta per l’occasione da Filiberto Imposimato, figlio di Franco, sindacalista di Maddaloni ucciso nel 1983 dalla camorra nell’ambito di azioni intimidatorie nei confronti del giudice Ferdinando Imposimato, titolare di importanti inchieste sull’omicidio Moro e sulla banda della Magliana, anch’egli presente. Federico Cafiero De Raho capo della DDA di Napoli che ha salutato con soddisfazione tutta l’iniziativa ha dichiarato
La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà

Fonte: Newsletter Libera Campania Dicembre 2012




COMUNICATO STAMPA L'anno che verrà




COMUNICATO STAMPA




Oggetto: L'anno che verrà 

E’ iniziato l’anno nuovo, 2013esimo dell’era cristiana, nel quale riversiamo la nostra breve ma intensa attività sui territori afragolese e casoriano a servizio della legalità e della verità. Anno nel quale continueremo a impegnarci per realizzare altri progetti  e nel quale continueremo a ricordare le vittime innocenti del territorio nell’attesa di dare volti e nomi agli assassini che hanno fatto scorrere il sangue innocente di:

Antonio Coppola di anni 40, professione: venditore di giornali e riviste. Ucciso a Casoria il 19 agosto del 2010, fuori alla sua edicola. 28 mesi fa!
Gerardo Citarella di anni 43 e Pino Lotta di anni 39, professione: agenti di un Istituto di Vigilanza privato. Uccisi a Casoria il 26 ottobre del 2010, nel corso di una rapina in Banca. 28 mesi fa!
Andrea Nollino di anni 42, professione: barista. Ucciso a Casoria il 26 giugno 2012, da una pallottola vagante fuori al suo piccolo bar. 6 mesi fa!

Noi non dimentichiamo!
E finché avremo voce non smetteremo mai di chiedere con forza verità, legalità e giustizia. 

Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Presidio Territoriale Afragola - Casoria

       email: liberafragolacasoria@libero.it       
   
www.liberaafragolacasoria.com


Grave atto intimidatorio ai danni di NCO - Nuova Cucina Organizzata Colpi di arma da fuoco esplosi contro la sede NCO, Sabato 5 gennaio tutti a San Cipriano d'Aversa


















Grave atto intimidatorio ai danni di NCO - 


Nuova Cucina Organizzata

Colpi di arma da fuoco esplosi contro la sede NCO, 

Sabato 5 gennaio tutti a San Cipriano d'Aversa 


La scorsa notte, ad opera di ignoti, sono stati esplosi diversi colpi di pistola contro il portone della NCO di San Cipriano D'Aversa. Il Comitato don Peppe Diana e Libera esprimono la più netta condanna verso il vile e inutile gesto. NCO è parte integrante del Comitato don Peppe Diana e Libera che insieme a tantissime associazioni, cooperative, movimenti promuovono gesti concreti di liberazione del nostro territorio, tra cui l’iniziativaFacciamo un Pacco alla camorra’. Quei colpi di pistola sono diretti contro il cammino di riscatto intrapreso da tantissimi cittadini che si affrancano così dai tentacoli della camorra.
Questo cammino non si fermerà. Non si ferma la storia. La nostra terra ha detto basta alla camorra, ai suoi soprusi e al suo dominio e niente potrà farla indietreggiare.
Il Comitato don Peppe Diana e Libera fanno appello  a tutta la società responsabile perché faccia sentire forte la propria voce soprattutto nell'assemblea pubblica che si terrà sabato 5 gennaio 2013 ore 10:00 presso i locali della NCO siti in San Cipriano D'Aversa via Po, n. 12. Sarà presente anche don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera.
Fonte: liberacamapania.it 2 Gennaio 2013

BORGO SABOTINO (LATINA) NUOVO ATTACCO AL VILLAGGIO DELLA LEGALITA' CONFISCATO ALLE MAFIE : INCENDIATO IL TELONE DELLA TENSOSTRUTTURA






BORGO SABOTINO (LATINA) NUOVO ATTACCO AL VILLAGGIO DELLA LEGALITA' CONFISCATO ALLE MAFIE : INCENDIATO IL TELONE DELLA TENSOSTRUTTURA


Libera: " Atto vile e grave, che non ci intimidisce: andremo avanti con piu' passione e corresponsabilità"



Ancora un atto intimidatorio al Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino, in provincia di Latina un ex camping abusivo confiscato e affidato temporaneamente Libera in sinergia e con il protagonismo delle associazioni locali dall'aprile del 2011. Nella tarda serata di ieri, 1 gennaio, ignoti hanno appiccato il fuoco su entrambi i lati della tendostruttura. Le fiamme si sono propagate rapidamente, il fumo ha invaso anche una parte della struttura annerendo le pareti e distruggendo parte del telone esterno.
"E' l'ennesimo atto intimidatorio nei confronti del Villaggio della Legalità, - dichiara Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie- un atto vile e grave. Un film già visto che si ripete come nell'ottobre del 2011 quando la struttura fu vandalizzata e distrutti i computer e spaccate le vetrate , come nel novembre scorso quando furono distrutte le 4 telecamere di videosorveglianza. E' chiaro il messaggio: con questi continui atti ci hanno detto che qui non ci dobbiamo stare, che la nostra presenza da' fastidio Un messaggio che non ci intimidisce: nessuno puo' pensare di incendiare e di fermare l'impegno di recupero, valorizzazione del bene con il protagonismo delle tante realta' associative locali. L'incendio - conclude Libera- come gli altri attentati ci spronano ad andare avanti con piu' passione e corresponsabilità. "
Non è la prima volta che il Villaggio della legalità di Borgo Sabotino finisce nel mirino.


                                     LE FOTO


Il bene, intitolato alla memoria di "Serafino Famà" avvocato ucciso dalla mafia, era stato già "visitato" dai vandali: nell' ottobre 2011 misero a soqquadro il centro, distruggendo i computer e, con un piccone, le vetrate. 
L'ultimo episodio era avvenuto lo scorso novembre quando ignoti entrarono nella struttura di circa quatto ettari distruggendo le quattro telecamere di videosorveglianza che monitorano gli ingressi e la struttura.
Il bene confiscato ha ospitato quest'estate numerosi campi di volontariato, con centinaia di giovani provenienti da tutt'Italia che hanno promosso iniziative, incontri, proiezioni di film, interventi di ristrutturazione. Nel luglio scorso il campo ha ospitato anche il secondo raduno nazionale dei Giovani di Libera, oltre 400 giovani provenienti da tutta Italia.

 Fonte: Libera.it  2 Gennaio 2012


LIBERA: RIBADIAMO L'ASSOLUTA AUTONOMIA RISPETTO A QUALSIASI PARTITO POLITICO




















LIBERA: RIBADIAMO L'ASSOLUTA AUTONOMIA RISPETTO A QUALSIASI PARTITO POLITICO

Nota dell'ufficio di Presidenza nazionale di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

In questi giorni fondamentali per la democrazia ed il futuro del nostro paese ribadiamo l'assoluta autonomia di Libera rispetto a qualsiasi partito politico. 
Libera è un coordinamento  di oltre 1600 associazioni, uno spazio aperto alle diverse sensibilità impegnata quotidianamente nella realizzazione di percorsi di corresponsabilità.
Nel rispetto della nostra autonomia esprimiamo stima e gratitudine per quelle persone che in questi anni si sono spese con generosità e capacità e che nelle varie forme e nei diversi schieramenti intendono impegnarsi con coerenza contro ogni forma di illegalità, contro le mafie e la corruzione e si mettono in gioco per una politica al servizio del bene comune. 

Un mettersi in gioco che è esclusivamente 

frutto di "scelte personali e individuali" 

che non coinvolgono l'associazione che continua nel suo lavoro al servizio di una politica che deve raccogliere e fare proprio lo slancio di  passione civile delle tante realtà associative che compongono la rete di Libera.

Fonte: LIBERA.IT 27 Dicembre 2012



CAROSELLO ULTIMO ATTO UN PROCESSO ESEMPLARE CHE MERITA UNA CONDANNA ESEMPLARE






CAROSELLO ULTIMO ATTO

UN PROCESSO ESEMPLARE CHE MERITA 

UNA CONDANNA ESEMPLARE 



di Coordinamento Comitati Fuochi Napoli, Provincia di Napoli e Provincia di Caserta

E' stato posto di certo un ulteriore storico tassello nel processo di contrasto alle ECOMAFIE.
Il giorno 27 Dicembre si è svolta presso il Tribunale di Napoli, sesta sezione penale, la requisitoria finale del Pubblico Ministero Maria Cristina Ribera nel processo 'Carosello Ultimo atto' che vede contrapposti gli ex allevatori di Acerra della famiglia Cannavacciuolo (parte lesa) agli imprenditori Pellini più altre decine di imputati, tra cui un ex comandante dei carabinieri oggi sospeso dal servizio, accusati di aver sversato per anni rifiuti tossici nelle campagne dell'acerrano con la totale complicità delle forze dell'ordine locali e di alcuni funzionari comunali.
E' un processo esemplare in quanto segna una svolta in questo tipo di processi. Il PM Ribera ha rimarcato che la prescrizione non è riconoscibile in quanto l'avvelenamento e il disastro ambientale sono tutt'ora in atto. La maggior parte delle conseguenze alla salute le viviamo infatti oggi sulla nostra pelle, con l'acutizzarsi delle malattie gravi che oggi trovano la loro manifestazione e maturazione a quasi un decennio dal reato, dopo che cioè i veleni sono metabolizzati nel ciclo biologico dei nostri territori.
Appassionante l'arringa dell'avvocato di parte civile Giovanni Bianco, che ha ricordato le avversità e le atrocità subite dalla famiglia Cannavacciuolo e quelle che oggi sono costretti a vivere tutti gli acerrani e non solo.
I Cannavacciuolo oggi non sono più soli. In aula erano presenti un centinaio di cittadini, che hanno fatto sentire forte sugli imputati il peso della rabbia che la coscienza civile oggi impone sulle loro teste per i loro gravi atti.
Si tratta di reati provati inoppugnabilmente dalle tante istanze probatorie agli atti del processo.
Il PM Ribera ha chiesto 18 anni di reclusione per ognuno dei Pellini, più svariati anni per gli altri imputati, per un totale che supera i cento anni di reclusione.
Prossima udienza il 24 gennaio, poi si arriverà alla sentenza definitiva in primo grado non oltre fine febbraio.
I COMITATI, LE ASSOCIAZIONI E I CITTADINI TUTTI SARANNO SEMPRE VICINI AI CANNAVACCIUOLO E SONO PRONTI DA OGGI A COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEI TANTI PROCESSI IN ATTO CONTRO LE ECOMAFIE.
DA OGGI TUTTI QUESTI PROCESSI SARANNO MOLTO AFFOLLATI. LA GENTE DEVE SAPERE, VUOLE SAPERE, ED UNA CONDANNA ESEMPLARE NEL PROCESSO AI PELLINI FARA' SICURAMENTE DA APRIPISTA A TUTTA UNA SERIE DI ALTRE CONDANNE CHE SERVIRANNO A RIPORTARE GIUSTIZIA, LEGALITA', VIVIBILITA' NEI NOSTRI TERRITORI.

Fonte: coordimentocomitatifuochi.org 28 Dicembre 2012

Lettera aperta ai presidi territoriali...in tempo di elezione





Lettera aperta ai presidi territoriali...


in tempo di elezione




Il referente provinciale di Libera Napoli

Antonio D'Amore

In vista delle prossime elezioni politiche, mi preme sottolineare l'importanza della distinzione tra politica partitica e politica civile, quest'ultima attivamente sostenuta da Libera. 
Per tale motivo ritengo necessario evidenziare l'importanza di un atteggiamento distaccato e leale di chi, ricoprendo incarichi di rappresentanza dei presidi territoriali, all'interno della nostra organizzazione , ponga fine al suo mandato, dimettendosi, nel caso in cui, ovviamente, sia candidato anche solo alle primarie che si terranno il prossimo 30 dicembre 2012. Mi preme inoltre sottolineare l'importanza di una sobrietà, che sempre ci contraddistingue, anche durante il periodo di campagna elettorale. Questa è dunque la posizione di Libera ribadita anche nell'ultima riunione nazionale dei referenti regionali. Non si tratta dunque di disinteresse verso la vita partitica del nostro Paese, bensì di salvaguardare gli interessi collettivi di un movimento trasversale che non ha, in quanto tale, preferenza partitica ma identità costituzionale. L'antimafia, dunque, non come cavallo di troia per sottolineare, fittiziamente, personale credibilità o reale impegno civile, in caso di elezioni, ma che sia quella parola che rappresenta un prius ineliminabile di ogni cittadino perché contribuisca alla costruzione di una società giusta e corresponsabile. L'antimafia, ancora, non deve essere l'eccezionalità di qualche programma elettorale, per moda e per attrarre voti, ma la normalità di chi ha deciso di impegnarsi in modo cosi gravoso, candidandosi a rappresentare i cittadini in Parlamento. Su questi temi siamo al fianco di tutti ma senza fare sconti a nessuno mantenendo la nostra identità e la nostra autonomia.

Fonte: Liberacampania.it 26 Dicembre 2012

La STRAGE DEL RAPIDO 904






La STRAGE DEL RAPIDO 904


APRIRE TUTTI GLI ARCHIVI DEGLI APPARATI DELLO STATO E RENDERE PUBBLICI E CONSULTABILI TUTTI I DOCUMENTI E' UN ATTO DI GIUSTIZIA ED UN FONDAMENTALE PASSO IN AVANTI VERSO LA SCOPERTA DI TUTTA LA VERITA' SULLA STRAGE

La STRAGE DEL RAPIDO 904 o strage di Natale è il nome attribuito ad un attentato dinamitardo avvenuto il 23 dicembre 1984 presso la Grande Galleria dell'Appennino, ai danni del treno rapido n. 904 proveniente da Napoli e diretto a Milano.
 Per le modalità organizzative ed esecutive, e per i personaggi coinvolti, è stato indicato dalla Commissione Stragi come l'inizio dell'epoca della guerra di mafia dei primi anni novanta del XX secolo.

Il treno Rapido 904  partì alle ore 12,55 dal binario 11 della Stazione di Napoli C.le ,diretto a Milano. Il treno era stracolmo di gente che si spostava per le festività natalizie. Ognuno con la propria storia ,i propri pensieri,i propri sogni. Il treno non arrivò a destinazione. Fu fatto saltare in aria da una terrificante deflagrazione alle ore 19.08. Un carico di esplosivo del peso di 12/16 kg. composto da: pentrite, T4, nitroglicerina e tritolo, posto nella nona carrozza di II classe, fu fatta esplodere,con innesco radiocomandato, sotto la Grande Galleria appenninica tra le stazioni di Vernio e San Benedetto Val di Sambro,  provocando una strage: 16 morti e 267 feriti


Le Vittime                           


Abramo Vastarella
23/03/1955
Napoli
Carpentiere

Anna Maria Brandi
05/06/1958
Hainee St.Paul
La Louvriere (Belgio)
Laureanda in Lettere Moderne

Carmine Moccia
18/04/1953
Luogosano (AV)
Operaio meccanico

Federica Taglialatela
11/06/1972
Napoli
Studentessa 2^ Media

Gioacchino Taglialatela
(Deceduto in seguito per le ferite subite )
26/04/1937
Ischia (NA)
Geometra

Giovanbattista Altobelli
01/05/1933
Acerra (NA)
Operaio

Luisella Matarazzo
26/01/1959
Torino
Studentessa in Farmacia

Maria Luigia Morini
Nata nel 1939
Imola (BO)
Vigilatrice d'infanzia

Pier Francesco Leoni
11/03/1961
Parma
Laureando in Legge

Susanna Cavalli
17/01/1962
Gaiano (Parma)
Studentessa Facoltà di Lettere e Filosofia

Valeria Moratello
06/03/1962
Verona
Studentessa in Farmacia

Lucia Cerrato
11/11/1908
Napoli
Pensionata



Nicola De Simone
01/05/1944
Napoli
Operaio spec. ENEL           

Giovanni De Simone
10/05/1980
Napoli

Anna De Simone
21/12/1975
Napoli
Scolara 3^ Elementare

Angela Calvanese in De Simone
10/08/1951
Napoli
Insegnante Scuola Materna



ITER PROCESSUALE

Sentenze:

I° Grado. Corte d’Assise di Firenze – 25/02/89

Condannati per reato di strage,attentato per finalità terroristica ed eversiva e di banda armata:

-Pippo Calò, G. Cercola, D’Agostino e Schaundin;

-il gruppo napoletano( Misso,Galeota, Pirozzi,Esposito e Luongo;

Assolti: Rotolo e Cardone per insufficienza di prove trasformata in formula piena in appello.

* il 7 luglio 1987  il G. I. disponeva la separazione degli atti per Abbatangelo che nel frattempo era stato eletto al parlamento.

II° Grado la Corte d’Assise e d’Appello di Firenze – 15/03/90 .

Assolveva Misso,  Galeota e Pirozzi dai reati loro ascritti dichiarandoli solo colpevoli di detenzione e porto di candelotti di esplosivo;

Assolveva Schaundin dal reato di Banda armata , riducendogli la pena a 22 a. di r.

Confermava l’ergastolo per Calò, Cercola ; D’Agostino a 28 a. di r. ,Schaundin a 22 a. di r. , Esposito a. 4 di r. per favoreggiamento e Luongo a 1 a. di r.

(Il giudice di II grado ha attribuito l’esecuzione della strage a terroristi della destra eversiva non identificati in concorso con Calò) .

Corte di Cassazione- 05/03/91

Annullava la sentenza di II° grado nei confronti di Misso, Galeota , Pirozzi e Luongo per il capo relativo alla condanna per il reato di detenzione e porto d’esplosivo e nei confronti di Calò,Cercola,D’Agostino e Schaundin per i reati di banda armata, strage, attentato terroristico eversivo, rinviando ad altra sezione di questa Corte.

Corte d’Assise e d’Appello (sez.II)- 14.03.92.

Concludeva il Giudizio di rinvio e condannava per i reati d’imputazione già menzionati Calò e Cercola (ergastolo), D’Agostino (pena ridotta a 24 a.) e di Schaundin a 22 a.

Condannava Misso (a.3), Galeotta e Pirozzi colpevoli per la detenzione di candelotti d’esplosivo; confermava la condanna di Luongo (1 a. e 6 m.)

( Il giudice ha attribuito l’esecuzione della strage a persone non individuate ma che ruotavano intorno a Calò)

* Questa sentenza subisce solo la modifica dell’estinzione dei reati per Galeotta (ucciso proprio mentre tornava da Firenze a Napoli).

La Corte di Cassazione con sentenza  24/11/92.

Confermava integralmente la sentenza di rinvio .

*La sorte di Esposito era già stata decisa in II° grado.

Processo Abbatangelo

l  Corte d’Assise di Firenze- 28/03/91- Abbatangelo colpevole , condannato all’ergastolo.

l  2^ Corte d’Assise di Firenze – 18/02/94 :assolto dalle imputazioni di strage e condannato a 6 anni per detenzione di armi ed esplosivo.

Il 19 dicembre 1994 la Cassazione conferma per Abbatangelo la pena della Corte d’Appello per la consegna dell’esplosivo.

Guido Cercola si è suicidato in carcere a Sulmona il 3 gennaio 2005,soffocandosi con lacci di scarpe . Rinvenuto agonizzante in cella , è morto durante il trasporto in ospedale.

Fonte: stragetreno904.com 23 Dicembre 2012






Mugnano: bomba carta all'ufficio del consigliere Vincenzo Massarelli





Mugnano: bomba carta all'ufficio del consigliere Vincenzo Massarelli

Balordi fanno esplodere l'ordigno. Vetri infranti e tanta paura




di Concetta Visconti

Mugnano. Ancora un assalto per il consigliere Vincenzo Massarelli. Dopo il proiettile recapitatogli nella cassetta della posta, qualche settimana fa. L'altra sera ignoti hanno esploso una bomba carta al di fuori del suo ufficio. Paura e sgomento per i primi attimi si sono trasformati poi in certezza. Se siano minacce, intimidazioni o avvertimenti lo scopriranno solo i carabinieri della locale tenenza, coordinati dalla compagnia di Giugliano. Il consigliere comunale non ha voluto commentare l'accaduto, l'esponente del Pd è ancora sotto shock per quanto successo l'altra sera. I turbamenti per il proiettile hanno lasciato spazio al timore per un ordigno fatto esplodere a pochi metri dal suo ufficio. Da tempo esponenti politici locali sono sotto la mira non si sa se di balordi o se di gruppi ben organizzati.  Lo stesso primo cittadino Giovanni Porcelli, è stato spesso vittima di minacce di intimidazioni palesate con proiettili e lettere. Cosa sta accadendo a Mugnano? c'è qualcuno che si diverte o sono minacce reali? Le forze dell'ordine indagano a tutto campo.

Fonte:  teleclubitalia.it