"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo"

Paolo Borsellino

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

IL RISPETTO DELLA VERITÀ



























IL RISPETTO DELLA VERITÀ


Provo grande amarezza nel vedere com'è stata riportata su un quotidiano una vicenda che riguarda il mio rapporto con Filippo Lazzara. In questi anni mi sono sempre imposto, a fronte di dicerie e cattiverie arrivate da più parti, di tacere per rispetto della fragilità di Filippo. Ora però, anche per il rilievo pubblico che Filippo Lazzara ha inteso fare assumere alla vicenda, credo sia necessario fare chiarezza e sgombrare il campo da molte falsità.

Prima di entrare nel merito, è però necessario delineare il contesto in cui s'inserisce la vicenda. Ormai da quasi cinquant'anni il Gruppo Abele cerca di dare una mano alle persone in difficoltà, senza fare distinzioni né selezioni, tenendo sempre la porta aperta. È una scelta alla quale siamo rimasti fedeli benché non sempre l'accoglienza abbia trovato le migliori condizioni per realizzarsi, a volte per il carattere delle persone, a volte per i nostri limiti a capirle, altre volte ancora per fattori che non dipendono dagli uni o dagli altri ma che fanno semplicemente parte della vita e del suo imprevedibile svolgersi.
Se non si tiene conto di questo è difficile capire l'accaduto senza incorrere in inesattezze, giudizi sommari, ricostruzioni inattendibili o motivate da scopi non propriamente nobili.

Filippo e la compagna Antonietta scrivono una prima volta al Gruppo Abele, a Libera e alla mia attenzione il 17 giugno 2010. Parlano dei loro tentativi, andati a vuoto, di costruirsi un futuro in Sicilia. (...) «Scottati di dare perle ai porci non optiamo per le ghiande ma, da "coppia" che urla nel deserto, invochiamo aiuto tendendovi le mani con la provvidenziale speranza che le prendiate e ci aiutate tirandoci su da voi, non solo metaforicamente ma di fatto... disponibili a tutto pur di farci una famiglia».

Accogliamo l'invocazione di aiuto. Incontro Filippo e Antonietta durante una mia trasferta in Sicilia, e mi offro di cercare una soluzione ai loro problemi. All'inizio di settembre Filippo e Antonietta vengono accolti nella Certosa di Avigliana, la struttura residenziale nella quale il Gruppo svolge le sue attività di formazione, all'epoca ancora in via di completamento dal punto di vista dell'abitabilità, dell'organizzazione del lavoro e del progetto culturale.
Fin da subito, però, iniziano i problemi. Filippo è impulsivo, conflittuale, indisponibile a stabilire un rapporto rispettoso con le persone che lavorano in Certosa, dagli operatori agli operai impegnati nel cantiere. Un giorno arriva a minacciare un muratore colpevole secondo lui di importunare la sua ragazza.
Ma non si tratta solo di diverbi o atteggiamenti aggressivi. Filippo è preda di vere e proprie fissazioni. Più volte i Carabinieri di Avigliana vengono chiamati perché lui assicura di aver visto aggirarsi presenze ostili, un'altra volta è dovuta intervenire una funzionaria della Questura di Torino. Gli allarmi si rivelano sempre infondati.

Vista la situazione, il 7 novembre 2010 Filippo e Antonietta vengono trasferiti a Torino in un appartamento in uso al Gruppo Abele. Di lì a poco, Antonietta verrà regolarmente assunta in uno dei nostri progetti educativi, mentre si continua a cercare per Filippo, dentro o fuori al Gruppo, una collocazione idonea. Ciò nonostante l'atteggiamento da parte sua non cambia.

Me ne rendo conto io stesso il 16 novembre 2010, pochi giorni dopo il trasferimento a Torino, quando ricevo un lungo messaggio nel quale mi rimprovera aspramente di non aver risposto subito a una sua richiesta di colloquio. A colpirmi è però soprattutto il passaggio in cui, rievocando le difficoltà incontrate in Sicilia, scrive di aver «praticato sul campo, come forza civile e sociale, antimafia e giustizia, scottandomi arrabbiandomi. In prima persona e senza ricerca di poltrone effimere ma di opinione opere e coscienza critica! Subendo denigrazioni, alcune cercate da me, per creare il "personaggio" e per "guasconamente" disarmare "o' sistema"». E un altro in cui, parlando della situazione che aveva creato in Certosa, scrive: «tu, anziché verificare in prima persona e/o magari "premiarmi", ascolti chi non ha facoltà di farsi un'idea di me, perché banalmente piccolo di strutto o di pensiero».

Sono segni di un preoccupante egocentrismo, tale da falsare la percezione della realtà. Ma la nostra storia di accoglienza è piena di storie difficili, e come sempre decidiamo di scommettere sulla persona nella speranza che la vita quotidiana e il progressivo coinvolgimento portino a sciogliere nodi e smussare asperità.
Nel caso di Filippo purtroppo non accade. Continuano le pretese, le rimostranze, le ossessioni. 

E nei miei riguardi il tono comincia a farsi minaccioso, come testimoniano diversi sms recuperati dalla memoria di un mio vecchio telefono cellulare.
«A parte stimarti, ti reputo corresponsabile della mia situazione» (sms del 30 gennaio 2011); «Non capisco cosa è successo... ma personalismi, autoritarismi, dittature con me no! A venir su ci ho messo la faccia. Se ce la rimetto io non sarò il solo a rimettercela!». (sempre 30 gennaio 2011); «Hai creduto a gente che non è degna di essere appellata della famiglia dei suini!» (2 marzo 2011).
Con queste premesse, venerdì 4 marzo 2011 arriva un messaggio che anticipa ciò che "bolle in pentola" e che si sarebbe verificato quasi tre anni dopo: «Non ho più niente da perdere, mi dispiace, ma ciò che accadrà non sarà colpa mia, non volevo ciò, ma la colpevole indifferenza è una dichiarazione personale di guerra! E guerra sia! Saluti dalle redazioni di Libero e Padania... ».
All'incontro fissato per il giorno successivo, sabato 5 marzo 2011, Filippo arriva carico di aggressività. La stanchezza e il suo atteggiamento provocatorio mi fanno perdere la calma. Preciso però che non ho "preso a cazzotti" nessuno, come è scritto nell'articolo di "Libero", tantomeno ho dato "pugni in faccia", come invece si dirà nella denuncia ai Carabinieri. L' ho allontanato con molta decisione, come farebbe un fratello maggiore esasperato dall'insolenza del fratello più piccolo.
Il giorno dopo, con lo stesso spirito fraterno con cui avevo posto freno alla sua aggressività, gli scrivo la lettera che ha reso pubblica, nella quale mi scuso con lui, gli faccio notare che quel suo modo di fare non favoriva certo una pacata discussione, gli ribadisco che la Certosa non era il posto più adatto per lui e lo invito a rivederci il sabato successivo per ricostruire insieme un progetto: «senza pretese e con reciproca disponibilità».

Il 7 marzo 2011 Filippo risponde: «La scorza ce l'ho dura!... E poi un po' provocatore lo sono! A volte anche per attirare l'attenzione! Volentieri per sabato alle 18! Speriamo che con il GIORNALE niente accada... Il tuo gesto un po' fragile ti rende più grande e grandissimo nel chiedermi scusa. Chiedo scusa per il caos a te e a quanti in buonafede».

La stessa sera, pero'. si reca al pronto soccorso dell'Ospedale Maria Vittoria di Torino. "Riferisce lesioni" è scritto nei referti. Ma gli stessi referti, in seguito agli esami predisposti (TAC e raggi al ginocchio sinistro) non evidenziano alcun danno.
Il 12 marzo 2011 ci rivediamo alla sede del Gruppo Abele e c'impegniamo insieme a cercare un lavoro a Torino. Nel frattempo, vista la sua fragilità, gli consiglio di essere seguito da uno psicoterapeuta e da un neurologo che lo sorreggano e aiutino nei suoi momenti di difficoltà: Filippo accetta il consiglio.
La ricerca del lavoro non ottiene però i frutti sperati, e allora - anche su consiglio dei medici, convinti che la situazione di Filippo richieda un contesto diverso - mi offro di sostenerlo anche economicamente per il tempo che sarà necessario nel suo ritorno in Sicilia e nella sua ricerca di altre opportunità di vita. I vaglia e bonifici spediti tra la fine di giugno e la fine di ottobre sono lì a dimostrarlo. Non mi pare il comportamento di chi voglia abbandonare una persona, tanto meno fargli «terra bruciata attorno», come è scritto nell'articolo.
Nel luglio del 2011 Filippo e Antonietta tornano in Sicilia, ma prima, il 3 giugno 2011 alle 22.25 (ossia poche ore prima dello scadere dei 90 giorni entro i quali deve essere presentata una denuncia/querela) Filippo si reca alla stazione dei Carabinieri Torino-Monviso di via Valfré per riferire ciò che è avvenuto il 5 marzo 2011. La denuncia/ querela contiene diverse falsità - dai "pugni in faccia" mai ricevuti, all'interruzione del rapporto con la Certosa, "per motivi di ristrutturazione" - e viene prudentemente ritirata nei giorni successivi.

Nel frattempo continuano i messaggi, ma il tono e il linguaggio mutano radicalmente. «Ti ringrazio per il tentativo, per l'ospitalità e per Antonietta. Mi spiace per come è andata, e per certe falsità che ho sentito... Ma tu non c'entri con tutto ciò!» (24 settembre); «Grande Luigi, auguri a te e quanti con te lo passeranno. Auguri anche a tutta la gente che tramite te, Libera e Gruppo Abele, ho conosciuto a Torino, anche quelli con cui non ci si è capiti, anzi soprattutto quelli». (25 dicembre 2011); «Ti voglio bene, sono vero, e ti saluto col cuore!». (17 gennaio 2012).
Per tutto il 2012 seguono altre mail dal tono sempre affettuoso. Incomprensibile è adesso, invece, il diverso atteggiamento di Filippo Lazzara, che da un lato invia mail dai toni concilianti e dall'altro decide di pubblicare quella lettera ormai datata e, direi, "superata" dai fatti, gli stessi fatti a cui ho cercato di dare parola in una ricostruzione motivata dal semplice rispetto della verità. Verità che, a malincuore, mi trovo costretto a difendere anche in sede giudiziaria, non tanto per me stesso ma per la storia di realtà, il Gruppo Abele e Libera, che in questi anni si sono caricate sulle spalle le speranze di tante persone e non meritano di ricevere in cambio insulti.
Che riflessioni s'impongono a questo punto? Credo sostanzialmente due.
La prima riguarda l'etica dell'informazione. Prima di pubblicare - e soprattutto quando le notizie riguardano la vita e i sentimenti delle persone - credo che sia necessario approfondire, capire i fatti nelle loro molteplici sfaccettature, nei loro aspetti spesso contraddittori. Se chi ha scritto quelle cose avesse avuto qualche sano dubbio e avesse sentito tutte le "campane" (magari venendo a verificare di persona come si svolge l'accoglienza al Gruppo Abele e a Libera) si sarebbe reso conto delle difficoltà di Filippo e avrebbe avuto qualche scrupolo prima di amplificare gli aspetti più fragili del suo carattere. Ma qualche scrupolo sarebbe il caso se lo facessero venire anche tutti quelli che, fuori dal mondo dell'informazione, hanno assecondato e strumentalizzato Filippo senza fare nulla di concreto per risolvere le sue difficoltà.
La seconda riflessione riguarda il nostro impegno.
Episodi come questo amareggiano e ti fanno venire la tentazione di diventare più selettivo, più diffidente. In una parola: più avaro. Ma è una tentazione che dura un solo istante. Voglio rassicurare tutti (e anche Filippo, innanzitutto) che il Gruppo Abele e Libera continueranno nella loro attività con la stessa fiducia, disponibilità, voglia di scommettere sulle persone, sulla loro sete di dignità e libertà. Ma anche con la stessa coscienza dei limiti, con gli stessi dubbi fecondi che hanno sempre accompagnato il nostro cammino.
È il nostro "esserci": fare insieme agli altri, facendo dunque anche errori, perché solo chi non fa è impeccabile. Ma sempre mettendoci in gioco, con onestà e passione, senza mai fermarsi alla superficie delle persone e delle cose.

d. Luigi Ciotti

Fonte: www.libera.it  10 Gennaio 2014

IN DIFESA DEL MARESCIALLO GERARDO D'ARMINIO. CONTRO LA RETORICA DA GUAPPARIA E LA DIFFAMAZIONE




IN DIFESA DEL MARESCIALLO GERARDO D'ARMINIO.
CONTRO LA RETORICA DA GUAPPARIA E LA DIFFAMAZIONE

Dalla Redazione del Presidio

La storia di G.D'Arminio
Vittima Innocente
della camorra
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Sono passati oggi ben 38 anni dal 5 gennaio del 1976 quando, nella piazza centrale di Afragola (Piazza E. Gianturco ),  veniva ucciso il  Maresciallo Gerardo D’Arminio. 
Quello che accadde quel 5 gennaio  è accertato e ricostruito, ed è importante ricordarlo:  
mentre il maresciallo  stava  comprando una bicicletta  al  figlio Carmine di quattro anni, che aveva per mano,  fu colpito mortalmente da proiettili sparati da una “500” gialla. 



Come riporta anche  la stampa dell’epoca, l’omicidio aveva un significato punitivo,  serviva per porre fine a quella che veniva vista come  l’arroganza dell’intuito del maresciallo che si rendeva pericoloso occupandosi da subito del traffico di tabacco;  ma aveva  anche un  valore simbolico,  ovvero mostrare – attraverso quell’omicidio- il prestigio di certa retorica criminale,  espressione di una sottocultura da “guapperia. 


Comunque sia, quel gesto criminale pose fine alla vita di un padre, e all’avanzamento professionale del maresciallo che aveva lasciato il suo paese natale, Montecorvino Rovella (SA) a vent’anni ed e
ra diventato maresciallo maggiore non per anzianità, ma per meriti acquisiti sul campo.   
Prima a Palermo,  dove da subito si era occupato di Mafia  e poi, negli anni ’70, dei traffici della   “via del tabacco” analizzando connessioni eventuali con i traffici di stupefacenti.


Ormai le organizzazioni criminali, rispetto a quegli anni hanno mutato la retorica, si sono imborghesite e, spesso, sono divenute anche più pervasive  con certa collusione politica. L’invisibilità di certa mafia rende più difficile localizzarla, riconoscerla.  Non hanno più bisogno di impugnare solo le lupare per ottenere potere e consenso.

Lapide di marmo situata ad Afragola
in piazza Gianturco, luogo in cui
fu assassinato il Maresciallo
Gerardo D'Arminio 
Ricordare questa vicenda, oggi, ha quindi un duplice valore.  
Serve sia per ricordare  l’importanza del gesto del maresciallo D’Arminio, assolutamente sconosciuto alla stragrande maggioranza delle nuove generazioni,  proprio perché nella nostra città “smemorata”, non c’è mai stata una vera cultura dell’antimafia, sia per invocare  una dimensione sociale e collettiva dove certi valori democratici  riescano  a decostruire quella sottocultura da guapperia. Cambiare la mentalità è il primo passo per cambiare le cose. Ma serve, soprattutto, oltre che a livello morale, proprio  a livello politico: difendere il simbolo serve per schierarsi,  per prendere posizione!

La stessa retorica criminale  oggi si è imborghesita:  si è trasformata in un sottile tentativo di delegittimazione, di continua diffamazione: far passare l’idea, insomma, che siamo tutti collusi, che tutti condividiamo le stesse strategie criminali, di potere e danaro. E soprattutto che non esista nessuna motivazione di giustizia sociale se non motivata da danaro, invidia, o sete di potere. 

Il presidio di Libera Associazioni,
 Nomi e Numeri Contro le mafie
AFRAGOLA - CASORIA
è  intitolato a Gerardo D'Arminio





Ecco allora , ancora più forte, il compito di combattere questa retorica criminale sia nella versione da guapperia che in quella imborghesita

Il ricordo di Gerardo D’Arminio allora non è soltanto un gesto  passivo, ma attivo: è la testimonianza che una cultura, società, e una mentalità diversa anche ad Afragola è  concretamente possibile. 

IL VILLAGGIO DELLA LEGALITÀ DI BORGO SABOTINO OGGETTO DI UN ENNESIMO ATTO INTIMIDATORIO. DISTRUTTO COMPLETAMENTE L'IMPIANTO ELETTRICO E RUBATE POMPE DELL'ACQUA DEL VILLAGGIO DELLA LEGALITÀ DI BORGO SABOTINO (LT)


 IL VILLAGGIO DELLA LEGALITÀ DI BORGO SABOTINO OGGETTO DI UN ENNESIMO ATTO INTIMIDATORIO.

DISTRUTTO COMPLETAMENTE L'IMPIANTO ELETTRICO E RUBATE POMPE DELL'ACQUA DEL VILLAGGIO DELLA LEGALITÀ DI BORGO SABOTINO (LT)

Nei giorni scorsi, ignoti sono entrati nella struttura del Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino (Lt), un ex camping abusivo confiscato e affidato temporaneamente a Libera dall'aprile del 2011, distruggendo completamente l'intero impianto elettrico, danneggiando il telone, le vetrate e rubando le pompe dell'acqua. "Siamo stati avvisati sabato 14 dicembre e immediatamente denunciato l'ennesimo grave atto alle forze dell'ordine- commenta in una nota Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie-ormai la situazione si è fatta insostenibile. 

Dal 2011 è il quinto atto intimidatorio che il bene subisce, sempre senza colpevoli. Chiediamo al Prefetto di convocare in tempi brevi un tavolo istituzionale sul Villaggio Borgo Sabotino" Il Villaggio della Legalità,dedicato a Serafino Famà, avvocato catanese ucciso dalla mafia, già nell'ottobre del 2011 fu  oggetto di un atto grave: ignoti entrarono nella struttura di circa quatto ettari di Borgo Sabotino e distrussero completamente il centro, danneggiando computer, impianti elettrici, amplificazioni e suppellettili. Furono distrutte anche le vetrate a picconate. 

Nel novembre 2012 un nuovo episodio, quando ignoti entrarono nella struttura distruggendo le quattro telecamere di videosorveglianza per il controllo degli ingressi e della struttura. Dopo due mesi nel gennaio del 2013 sempre ignoti appiccarono il fuoco su entrambi i lati della tendostruttura. Le fiamme si propagarono rapidamente ed il fumo invase parte della struttura annerendo le pareti e distruggendo parte del telone esterno. L' ultimo episodio nell'agosto scorso quando furono distrutte porte, rubinetterie e sanitari del Villaggio. E proprio a Latina , il 22 marzo 2014, si svolgerà la XIV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie.










Fonte:www.libera.it  17Dicembre 2013

Comunicato Stampa AL VIA LA BOTTEGA DEI SAPORI E DEI SAPERI DELLA LEGALITÀ NELLA CITTÀ DI AFRAGOLA


AL VIA LA BOTTEGA DEI SAPORI E DEI

  SAPERI DELLA LEGALITÀ

NELLA CITTÀ DI AFRAGOLA

Grazie all’iniziativa di Libera Afragola – Casoria, presidio Gerardo D'arminio, nasce la "Bottega dei sapori e dei saperi della legalità Città di Afragola". 
Primo luogo, ad Afragola, per la promozione e la distribuzione dei prodotti
provenienti dai beni confiscati alle mafie. 
La nascita della Bottega vede la sinergia tra Libera TerraNuova Cooperazione Organizzata e Comitato Don Peppe Dianagrazie anche  alla disponibilità del comune di Afragola. 
La Bottega dei sapori e dei saperi della legalità sarà ubicata nella sede della Biblioteca Comunale di Afragola sita in Via Firenze n 33 al piano terra . 


La bottega dei sapori e dei saperi della legalità sarà aperta dal 10 Dicembre 2013 al 7 Gennaio 2014. 
Gli orari di apertura saranno:
Lunedì : dalle ore 08:30 alle ore 13:30
Martedì: dalle ore 08:30 alle ore 13:30 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00
Mercoledì: dalle ore 08:30 alle ore 14:00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00
Giovedì: dalle ore 08:30 alle ore 13:30 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00
Venerdì: dalle ore 08:00 alle ore 14:00

Inoltre, per le festività natalizie e non solo, potrete trovare il pacco di Libera Terra e il pacco alla camorra della Nuova Cooperazione Organizzata.

Vieni a trovarci per conoscere non solo i prodotti ma anche le storie e i valori che rendono ancora più gustosi i nostri prodotti!



AL VIA LA RACCOLTA DI FIRMA PER LA PETIZIONE DI LIBERA E GRUPPO ABELE PER AZIENDE SANITARIA TRASPARENTI. DAL 7 AL 9 DICEMBRE, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALLA CORRUZIONE, IN CENTINAIA DI PIAZZE D'ITALIA BANCHETTI, INIZIATIVE E INCONTRI PER UN SERVIZIO SANITARIO PUBBLLICO E LIBERO DALLA CORRUZIONE




AL VIA LA RACCOLTA DI FIRMA PER LA PETIZIONE DI LIBERA E GRUPPO ABELE PER AZIENDE SANITARIA TRASPARENTI.  DAL 7 AL 9 DICEMBRE, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALLA CORRUZIONE, IN CENTINAIA DI PIAZZE D'ITALIA BANCHETTI, INIZIATIVE E INCONTRI PER UN SERVIZIO SANITARIO PUBBLLICO E  LIBERO DALLA CORRUZIONE

 Il 9 Dicembre, gli attivisti della Campagna contro la corruzione "Riparte il futuro ad Afragola" vi aspettano dalla ore 17 presso il salone Augusto Moriani del Municipio di Afragola per la raccolta firme, che si terrà durante la seconda assemblea dei braccialetti bianchi aderenti alla campagna locale.
Non mancate, venite a firmare contro la corruzione

FIRMA ANCHE TU>>> - CORRUZIONE + SALUTE
Salute: obiettivo 100%. È la parola d'ordine della nuova petizione di Libera e Gruppo Abele, impegnate da gennaio 2013 nella campagna 'Riparte il futuro' contro la corruzione. Dal 7 al 9 dicembre, Giornata mondiale per la lotta alla corruzione, in tanti luoghi d'Italia prende il via la raccolta di firme sui temi della trasparenza e della lotta alla corruzione nella sanità. 

La tutela della salute è un diritto fondamentale per tutti i cittadini e gli elevati costi della corruzione corrispondono in questo specifico settore a minori fondi per ospedali, medicine, assistenza sanitaria e sociale. 
Da 35 anni il Servizio sanitario nazionale offre a tutti senza discriminazioni cure e assistenza ed è fondamentale preservarlo. Ma i dati recenti sono allarmanti: nel 2012 il 5,6% delle risorse investite in Europa per la sanità è andato perso in illegalità e tangenti (fonte: Rete europea contro le frodi e la corruzione nel settore sanitario). Solo nel triennio 2010-2012, in Italia sono stati accertati reati per oltre 1 miliardo e mezzo di euro, quanto basta per costruire 5 nuovi grandi ospedali modello.
Con la nuova raccolta di firme Libera e Gruppo Abele chiedono che tutte le 237 Aziende sanitarie si adeguino a quanto previsto dalla legge 190/2012 in materia di trasparenza e contrasto alla corruzione. La campagna monitorerà e vigilerà affinché entro il 31 gennaio 2014, senza ulteriori proroghe e rinvii, tutte le Aziende nominino il Responsabile locale dell'anticorruzione, predispongano il Piano triennale dell'anticorruzione e rendano pubbliche le informazioni sui vertici (cv, atto di nomina e compenso).
La salute è l'unico diritto fondamentale esplicitamente definito dalla nostra Costituzione.
Per un sistema sanitario pubblico trasparente e libero dalla corruzione, un sistema integro e efficace che renda conto di come spende le risorse pubbliche, tutti i cittadini potranno sostenere la petizione firmando online su www.riparteilfuturo.it.


Il 9 dicembre in occasione della Giornata mondiale contro la corruzione, sul sitowww.riparteilfuturo.it per la prima volta nella storia del nostro Paese sarà la società civile ad attribuire a ogni Azienda sanitaria un punteggio, partendo da un monitoraggio compiuto dalla rete "Illuminiamo la salute", promossa da Libera, Gruppo Abele, Avviso Pubblico e Coripe. Via via che ognuna delle Aziende rispetterà le richieste della petizione e le prescrizioni di legge, il punteggio aumenterà. L'obiettivo della nuova petizione di Libera e Gruppo Abele è che tutte le 237 Aziende sanitarie raggiungano al più presto il 100%. Ogni utente potrà consultare online lo stato di avanzamento della propria Regione e le informazioni relative al proprio territorio. Sarà in grado di sapere con un semplice click chi governa la propria Azienda, chi è chiamato a vigilare sulle politiche anticorruzione e come queste saranno portate avanti. Inoltre potrà partecipare al controllo grazie al monitoraggio civico. "Trasparenza e anticorruzione possono salvarci la vita - concludono Libera e Gruppo Abele - una firma per dare inizio a una efficace terapia che renda integro e trasparente il nostro Servizio sanitario nazionale. C'è in gioco la nostra salute."
Fonte:www.libera.it 7Dicembre 2013


Seconda assemble apubblica “braccialetti bianchi” aderenti alla campagna contro la corruzione “Riparte il futuro ad Afragola”


Seconda assemble  apubblica 
“braccialetti bianchi” aderenti alla  campagna  contro la corruzione
“Riparte il futuro ad Afragola

Si comunica che Lunedi 9 Dicembre 2013 alle ore 17 00si terrà la seconda assemblea pubblica dei “braccialetti bianchi” e cioè dei candidati a Sindaco e alla carica di Consigliere Comunale eletti che hanno aderito alla Campagna contro la CORRUZIONE  “Riparte il futuro ad Afragola” ispirata e sostenuta da Riparte il futuro”. 

L'assemblea pubblica si terrà presso la Sala Moriani del Comune di Afragola. L'assemblea sarà introdotta dalla referente di Libera Presidio Afragola – Casoria, Maria SaccardoA seguire ci saranno gli interventi dei 3 “braccialetti bianchi” eletti che hanno aderito alla Campagna. Il Sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo; l’assessore all’ambiente Salvatore Iavarone e il consigliere comunale Giovanni Tuberosa esporranno le azioni attraverso le quali stanno puntando a soddisfare i 6 punti della Campagna contro la CORRUZIONE “Riparte il futuro ad Afragola”

Interverranno, inoltre, Francesca Rispoli (Ufficio di Presidenza Libera) e Fabio Giuliani (Responsabile Beni Confiscati – Libera Campania). Modererà l’incontro Giuseppe Delle Cavemembro di Libera Presidio Afragola-Casoria.

In questa sede, verranno ufficializzate anche due grandei iniziativa per tutti i cittadini afragolesi.

Sarà anche l'occasione, per chi volesse, per fornire spunti personali e idee sulle modalità d'attuazione dei 6 punti previsti dalla Campagna

Ricordiamo, inoltre, che rimangono sempre aperti i termini per l'adesione alla Campagna. Invitiamo, quindi, tutti i consiglieri eletti che non hanno ancora aderito a farlo per avere una squadra ancora più folta e compatta contro la CORRUZIONE.
Per ogni ulteriore informazione rimandiamo al sito ufficiale della campagna raggiungibile all'indirizzohttp://riparteilfuturoafragola.blogspot.it/



COMUNICATO STAMPA Oggetto: Seconda assemblea pubblica “braccialetti bianchi” Campagna “Riparte il futuro ad Afragola”





















COMUNICATO STAMPA

Oggetto: Seconda assemblea pubblica “braccialetti bianchi” Campagna “Riparte il futuro ad Afragola”

Si comunica che Lunedi 9 Dicembre 2013 alle ore 17 00si terrà la seconda assemblea pubblica dei “braccialetti bianchi” e cioè dei candidati a Sindaco e alla carica di Consigliere Comunale eletti che hanno aderito alla Campagna contro la CORRUZIONE  “Riparte il futuro adAfragola” ispirata e sostenuta da “Riparte il futuro”. 
L'assemblea pubblica si terrà presso la Sala A. Moriani del Comune di Afragola.
L'assemblea sarà introdotta dalla referente di Libera Presidio Afragola – Casoria, Maria Saccardo. A seguire ci saranno gli interventi dei 3 “braccialetti bianchi” eletti che hanno aderito alla Campagna.
 Il Sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo;l’assessore all’ambiente Salvatore Iavarone e il consigliere comunale Giovanni Tuberosa esporranno le azioni attraverso le quali stanno puntando a soddisfare i 6 punti della Campagna contro la CORRUZIONE “Riparte il futuro ad Afragola”.

 Interverranno, inoltre, Francesca Rispoli (Ufficio di Presidenza Libera) e Fabio Giuliani (Responsabile Beni Confiscati – Libera Campania). 
Modererà l’incontro Giuseppe Delle Cave, membro di Libera Presidio Afragola-Casoria.
In questa sede, verranno ufficializzate anche due grandi iniziative per tutti i cittadini afragolesi.
Sarà anche l'occasione, per chi volesse, per fornire spunti personali e idee sulle modalità d'attuazione dei 6 punti previsti dalla Campagna
Ricordiamo, inoltre, che rimangono sempre aperti i termini per l'adesione alla Campagna. Invitiamo, quindi, tutti i consiglieri eletti che non hanno ancora aderito a farlo per avere una squadra ancora più folta e compatta contro la CORRUZIONE.

Per ogni ulteriore informazione rimandiamo al sito ufficiale della campagna raggiungibile all'indirizzohttp://riparteilfuturoafragola.blogspot.it/