"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo"

Paolo Borsellino

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

SPORTELLO SOS GIUSTIZIA

ECCO I FILM ANTIMAFIA Il cinema per combattere le mafie,





ECCO I FILM ANTIMAFIA

                  Il cinema per combattere le mafie


La violenza e la sopraffazione. Retorica? Utopia? Slogan ad effetto? 
E, invece, niente è più concreto del lavoro che in questa direzione
 compie da sette anni Cinemovel insieme a Libera, di don Ciotti: 
portare durante l'estate il cinema nelle terre dei mafiosi 
restituite alla legalità. 

In un «titolo», Libero cinema in libera terra, il festival
 itinerante che 
ha la presidenza onoraria di Ettore Scola e che quest'anno 
parte da Parigi. Per poi ritornare in Italia dal 2 al 24 luglio per 
attraversare 11 regioni in 22 tappe con un «pacchetto» di 8 film, selezionati da 
Fabrizio Grosoli (da L'era legale di Enrico Caria a Mare chiuso 
di Andrea Segre, passando dal canadese Surviving progress, 
prodotto da Scorsese). 

«Abbiamo scelto Parigi», spiega Elisabetta Antognoni,
 fondatrice di Cinemovel insieme a Nello Ferrieri, « per
 portare in Europa la nostra carovana e sottolineare che 
il tema della legalità e delle infiltrazioni mafiose è un 
problema che investe tutta l'Europa». Dopo l'Africa, 
insomma, dove Cinemovel ha mosso i suoi primi passi -
 Mozambico, Marocco, Etiopia - il progetto continua a 
crescere, tale da prevedere un'edizione europea per 
il prossimo anno. 

Oggi, intanto, a Parigi la carovana partirà con una tavola
 rotonda su «Cinema e impegno sociale»: ne parleranno 
Ettore Scola, il regista, «cantore» della classe operaia
 francese, Robert Guédiguian e Pasquale Scimeca. 
Per l'occasione saranno proiettati Una giornata particolare 
di Scola e il suo corto, inedito, '43/'97 - potete vederlo sul 
nostro sito www.unita.it - in cui il regista, in pochi folgoranti minuti, celebra, diciamo così, il potere del cinema di «salvare»
 dai razzismi e dalle sopraffazioni. Che poi, spiega ancora 
Elisabetta Antognoni «è la sintesi, l'anima di Cinemovel:
 la visione collettiva e il messaggio di integrazione contro 
ogni forma di violenza e di emarginazione». Un percorso
 culturale, dunque. Nel quale ad essere coinvolti sono
 soprattutto i giovani. I tanti, tantissimi che lavorano
 nelle cooperative di Libera, nate sui terreni confiscati 
alla mafia. 

ETICA ED ESTETICA 
«La cultura dà la sveglia alle coscienze - dice don Ciotti -
 garantisce la libertà delle persone. È la cultura a darci il
 livello della democrazia di un Paese». In questo senso 
prosegue il fondatore di Libera « il nostro è un impegno 
culturale poiché il bene e il bello, l'etica e l'estetica si saldano 
nell'arte. L'etica è la ricerca dell'autenticamente umano, della responsabilità anzi della corresponsabilità degli uni verso gli altri. 
Prendersi cura delle persone, ma anche del rispetto di quello che ci circonda, dell'ambiente. Ecco dunque le cooperative che nascono sui beni confiscati alla mafia scegliere il biologico», una scelta etica ed estetica. Che naturalmente si affianca al progetto di Cinemovel, del festival itinerante. «Di questa carovana - conclude don Ciotti - 
che porta il cambiamento, attraverso il camminare insieme, usando i nostri piedi». 

Dopo Parigi, la carovana passerà in Italia. E simbolicamente 
proprio in Lombardia, «confermando l'impegno contro le mafie 
anche nel Nord Italia - prosegue Elisabetta Antognoni - attraverso l'aggiunta di nuove tappe significative, tra cui Milano e Genova».
 Come ogni carovana che si rispetti, anche questa di Cinemovel, 
si porta dietro ogni edizione nuovi partecipanti, associazioni
 e progetti. Quest'anno, per esempio, ci sarà un «diario di bordo» - 
lo troverete sul nostro sito - realizzato dalla Onlus Informatici 
senza frontiere, che racconterà quotidianamente la vita della 
carovana e le sue tappe. Il viaggio sarà documentato dal regista Salvatore Fronio (quello del provocatorio Votate Provenzano). 
Chi volesse salire a bordo della carovana, contribuendo - anche con 10 euro - può farlo su www.produzionidalbasso.com


Fonte Libera.it 24 Giugno 2012

“Dialoghi in basilica: combattere l’illegalità per vivere nella legalità. In memoria delle vittime innocenti della criminalità”

“Dialoghi in basilica: combattere l’illegalità per vivere nella legalità. In memoria delle vittime innocenti della
     criminalità”




Stefano, Antonio, Pino, Gerardo e Andrea

Sono nomi propri di persona ma anche nomi comuni della nostra esistenza.

Quanti Stefano, quanti Antonio, quanti Pino, quanti Gerardo, quanti Andrea abbiamo conosciuto e conosciamo nelle nostre vite.
Eppure questi nomi hanno qualcosa in più, storie diverse ma accomunate dalla stessa drammatica fine : sono i nomi delle vittime innocenti di criminalità morte a Casoria. Nomi che raccontano di storie di vita comuni, ordinarie interrotte drammaticamente . Stefano, 17 anni, ucciso da un coetaneo durante un tentativo di rapina; Antonio, edicolante ucciso per aver rimproverato un ladro d’uva; Pino e Gerardo, vigilantes, uccisi, da criminali vicini al clan Sarno, a colpi di kalashnikov durante un tentativo di rapina;Andrea, ucciso “per sbaglio”, come si usa dire da queste parti, fuori al suo bar durante un agguato camorristico.
Per non dimenticare i loro nomi, per non dimenticare le loro vite, per non dimenticare il dolore dei loro familiari, per chiedere giustizia e verità  il 7 Novembre 2012 alle ore 17 ci riuniremo nella Basilica di San Mauro di CASORIA per ricordarli, per interrogarci, per capire cosa può fare ognuno di noi affinché si evitino altre morti così assurde, affinché ci sia una presa coscienza collettiva, un rifiuto collettivo verso forme di vita criminali.


 Mercoledì 7 Novembre 2012, ore 17.00 – Basilica di San Mauro Abate (Casoria)

SALUTI:
Don Mauro Zurro, preposito di San Mauro Abate
Dott. Vincenzo Carfora, sindaco di Casoria

INTERVENTI:
Prof.ssa Luisa Marro, assessore alla Cultura
Maria Saccardo, referente Libera Afragola-Casoria
Geppino Fiorenza, referente Libera Campania
Don Maurizio Patriciello, parroco  chiesa S.Paolo  Parco Verde di Caivano
Don Tonino Palmese,  referente Libera Campania

MODERA:
Avv. Giuseppe Storti

CON LA PARTECIAPZIONE DI

DON LUIGI CIOTTI

Fondatore di Libera

Seguirà un corteo con partenza dalla Basilica di San

Mauro Abate ed arrivo in Villa Comunale, dove sarà

piantato un albero con targa in memoria delle vittime

innocenti della criminalità e deposta una corona di

alloro al monumento di Mauro Mitilini.

www.liberaafragolacasoria.com     email:liberafragolacasoria@libero.it   

UFF. STAMPA: 3204144079

Account Facebook : Libera PresidIo Afragola Casoria

Account Twitter:   @LiberAfragCasor

Account youtube: Libera AFRAGOLA -CASORIA

DUISBURG, PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA. ORA LE 'NDRINE HANNO UNA SECONDA PATRIA




DUISBURG, PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA. ORA LE 'NDRINE HANNO UNA SECONDA PATRIA



Dalla provincia sullo Stretto, l'organizzazione si è diffusa in quasi tutto il Vecchio Continente: Spagna, Francia, Svizzera, Olanda, Paesi dell'Est. Ma soprattutto in Germania. E l'80 per cento del narcotraffico è nelle sue mani. Con un controllo del territorio che somiglia a quello della madrepatria. Anche se i tedeschi sembrano non rendersene conto.


Inchiesta di Repubblica realizzata da 

GIOVANNI TIZIAN e FABIO TONACCI

"Buon vespro!", urla il padrino. "Buon vespro", rispondono in coro i sei uomini della locale, sistemati attorno alla tavola. Salvatore Femia prende fiato, e poi recita la formula. "La mia pancia è una tomba, il mio petto è una palata con parole di umiltà, è formata la società!". Il summit della "locale" di 'ndrangheta può iniziare. Nella stanza sul retro del ristorante di Femia, il "Rikaro", si parla di appalti, si parla di fare affari coi russi. Si parla della "mamma". Le microspie della polizia registrano anche le voci ovattate dei clienti della sala accanto, al numero tre di Hegaustrasse. Sono le otto di sera del 20 dicembre del 2009. E a Singen, paesone di 45 mila persone nel sud della Germania, 2000 chilometri a nord di "mamma" Reggio Calabria, è una serata gelida. Quanto sappiamo veramente delle infiltrazioni in Europa della mafia più potente d'Italia, che sta raggiungendo quella russa per importanza e giro d'affari?




Fonte Libera.it 24 Giugno 2012



Ucraina, per i lavori degli Europei si parla di corruzione La leader verde al Parlamento di Strasburgo chiede all'Uefa di investigare








Ucraina, per i lavori degli Europei si parla di corruzione

La leader verde al Parlamento di Strasburgo chiede all'Uefa di investigare

di Gaetano Liardo

Ora che la competizione sportiva è entrata nel vivo della sua fase finale, qualche domanda comincia ad essere fatta. In tempi di crisi l'interrogativo è d'obbligo, quanto sono costati gli Europei all'Ucraina? Una domanda semplice semplice, sollevata dai media ucraini e anche dal Guardian inglese, che tuttavia non ha trovato una risposta certa. Tanto che sull'argomento è intervenuto anche il Parlamento Europeo. La presidente del gruppo dei Verdi a Strasburgo, l'eurodeputata tedesca Rebecca Harms, ha investito direttamente l'Uefa, chiedendo che faccia chiarezza sulla questione. «In quali tasche sono andati a finire i soldi?», si è domandata la Harms contattata dai giornalisti inglesi. 

I quattrini in questione non sono spiccioli, bensì circa quattro miliardi di dollari. Una cifra consistente che, a detta di molti, si sarebbero volatilizzati, finiti nel grande buco nero della corruzione. Proviamo a fare un passo indietro per capire in che modo sono stati gestiti i lavori per la realizzazione delle infrastrutture in Ucraina.  Innanzitutto, il paese nel 2010 è stato scosso da profondi cambiamenti politici. L'allora presidentessa Julia Tymoshenko, leader della rivoluzione arancione, è stata sconfitta alle elezioni  dal rivale Viktor Janukovic. 

Questi, non appena preso il potere, fa arrestare, e condannare, la Tymoshenko, provocando la reazione internazionale contro quello che è definito un regolamento di conti contro l'ex premier ucraina. Una crisi politica che, di fatto, ha rallentato i lavori necessari per ammodernare le infrastrutture ucraine in vista dell'Europeo. Manifestazione che, nonostante le vicende di Kiev, l'Uefa ha deciso comunque di confermare in Ucraina.   

Il nuovo governo ucraino ha una diversa visione, rispetto al precedente guidato dalla Tymoshenko, su come gestire i lavori. Se la leader della rivoluzione arancione aveva previsto che il grosso dei finanziamenti per realizzare le infrastrutture provenisse dai privati, Janukovic fa si che sia lo Stato a finanziare il grosso dei lavori. Il nuovo governo decide, inoltre, che per realizzare o ammodernare stadi, aeroporti e la rete viaria, non è necessario procedere con gare d'appalto. E' molto più semplice e sbrigativo affidare i lavori direttamente alle imprese individuate da un'apposita agenzia governativa. Questa, senza nessuna gara, affida i lavori che saranno completati giusto in tempo per il calcio d'inizio degli europei.

 Tanto basta per far infuriare le opposizioni, e l'eurodeputata tedesca. Si scopre ad esempio che tra le imprese che si sono “aggiudicate” i lavori c'è la Altkom. Per individuarne la proprietà bisogna fare letteralmente il giro del mondo. A scavare dietro l'impresa, che ha ottenuto commesse per centinaia di milioni di dollari, ci pensa l'Organised Crime and Corruption Reporting Project (Occrp), un network di giornalismo investigativo molto attento alle dinamiche del riciclaggio in Europa orientale. I cronisti dell'Occrp scoprono che la Altkom è una controllata della Eurobalt Limited, società inglese registrata a Birmingham. A dirigere l'Eurobalt è Lana Zamba, un'insegnante di yoga cipriota. La donna è contemporaneamente a capo di numerose altre società che hanno sede in Gran Bretagna, Cipro e nel Belize. Tutti elementi, questi, che sollevano pesanti interrogativi. 

La Altkom, si legge nel sito dell'Occrp, ha ricevuto centinaia di milioni di dollari di lavori ottenuti, come visto, senza alcuna gara d'appalto. «Il trattamento preferenziale ricevuto dalla Altkom su contratti lucrativi – scrivono i reporter dell'Occrp – e la sua non trasparenza, ha portato ad una serie di report critici nella stampa ucraina, molti dei quali hanno speculato che politici di alto rango erano dietro Altkom».  

Situazioni poco trasparenti che hanno spinto l'europarlamentare Harms ad intervenire, e a chiedere conto direttamente all'Uefa, oltre che, naturalmente al governo di Kiev.

Fonte Liberainformazione.it 22 Giugno 2010 


“Lo stato gliela concesse”. Amato svenduto alla mafia in nome della trattativa?








“Lo stato gliela concesse”. Amato svenduto alla mafia in nome della trattativa?

 di Matteo Zola

In un memoriale inviato recentemente  alla Commissione parlamentare Antimafia l’ex capo del Dap (dipartimento di polizia penitenziaria) Nicolò Amato spiega che Cosa Nostra chiese la sua testa e lo  Stato gliela concesse. “Si tratta di una verità sconvolgente  che ho scoperto da poco”, spiega lo stesso Amato in  un’intervista al Gr1. “Il 4 giugno del 1993 io sono stato  improvvisamente sostituito dal’incarico di capo del Dap e mi  sono sempre chiesto perché. Adesso ho capito -spiega Amato – che  nel febbraio febbraio del ’93, cioè qualche mese prima della  mia sostituzione, la mafia sotto forma anonima ha inviato una  lettera al Presidente della Repubblica di allora Scalfaro, in  cui si chiedeva espressamente la mia testa: si diceva ‘togliere  il dittatore Amato e gli scherani al suo servizio’ “.
Secondo Amato dunque “arrivata la  lettera il Presidente  della Repubblica convocò il capo dei cappellani carcerari  monsignor Curioni, e comunicò che il mio tempo al Dap doveva  essere finito e quindi invitava monsignor Curioni a collaborare  con il ministro della giustizia Conso nella ricerca del mio  sostituto. Io avevo lasciato 1300 detenuti di mafia sotto 41 bis  e in pochissimo tempo sono diventati poco più di 400″.
Ma l’allora presidente della Repubblica non fu il solo a  ricevere la lettera di cui parla Amato. “L’hanno ricevuta anche le autorità interessate in qualche  modo dalle stragi che poi hanno fatto seguito nell’estate del  1993. C’e stato l’attentato alla chiesa di San Giorgio al  Velabro e San Giovanni a Roma e la lettera  è stata inviata al   Papa, c’e stato l’attentato a Firenze in  via dei Georgofili e  la lettera è stata inviata al cardinale di Firenze. Sono  coincidenze molto strane” conclude l’ex capo del Dap.

Fonte Narcomafie.it 22 Giugno 2012

Camorra a Formia: è solo un fantasma?




Camorra a Formia: è solo un fantasma?

Il sindaco Michele Forte nega la Gomorra nel sud del Lazio e bacchetta le iniziative della rete antimafia di Libera


 di Antonio Turri


Strana vita quella dei camorristi in trasferta in quel di Formia

Perché i “casalesi” di gomorra,i  post cutoliani e i clan vesuviani dovrebbero soggiornare nelle terre che furono  care a Cicerone,Tiberio e Virgilio?
 Boss e gregari, passato il fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, devono correre,correre e correre per non fermarsi nelle terre del basso Lazio, perché qui si trasformano  in presenze incorporee.

I sindaci del Lazio, salvo poche eccezioni, hanno in tema di mafie e collegati adottato il metodo dell’ Amleto di Wiliam ShaKespeare: trasformano volti, corpi e arti in fantasmi. In questo post paradiso terrestre i sindaci e gran parte della politica non riescono  proprio a vederli i boss. Da Minturno, a Formia, a Gaeta, a Fondi, a Sperlonga, a San Felice Circeo, sino a Latina e a Roma capitale, la camorra che spara e quella imprenditrice c’è, ma non si vede. La camorra, in compagnia di cosa nostra,’ndrangheta e mafie locali, c’è perché lo sostiene da anni la Dia e la Dna nelle varie relazioni. C’è perché di camorristi “blasonati” sono innumerevoli le gesta raccontate nei mattinali di polizia contenuti nei  polverosi faldoni degli archivi degli uffici di polizia,carabinieri e guardia di finanza e nei fascicoli processuali dei tribunali.

 C’è perché con i sequestri e confische dei  beni delle mafie stanziali si potrebbero sanare i buchi nelle finanze di gran parte dei comuni del Lazio. C’è perché i loro capi preferiscono vivere, con famiglie al seguito, sulle spiagge dorate dove, racconta la leggenda, sbarcò Enea. C’è perché vecchi e nuovi capi clan camminano lungo via Vitruvio a Formia,nelle piazze di Fondi e comprano e costruiscono immobili sul litorale laziale e nella Capitale e perché secondo Dia e  magistrati, controllano parte del Mercato ortofrutticolo di Fondi, uno tra i più grandi del Paese ed  il trasporto su gomma di larghi settori dei prodotti dell’agroalimentare  in Italia e in Europa. I boss ci sono  perché  i loro rampolli, secondo gli investigatori dell’antimafia, taglieggiano alcuni albergatori di Gaeta. Perché  all’ avvocato dei “casalesi” sequestrano ville di decine di stanze, vista mare a Sperlonga.

 Camorra e  resto della compagnia criminale c’è perché nelle  carte d’identità dei “mammasantissima” v’è scritto: nato a Casal di Principe, Sessa Aurunca, Mondragone,Giugliano di Napoli, San Cipriano d’Aversa, per parlare della sola camorra, ma residente a Formia, Gaeta, Fondi  a Latina e,  non se la prenda il sindaco Alemanno, a Roma. Nessun sindaco, salvo eccezioni, nomina in pubblico i nomi ed i cognomi di “ questi fantasmi”. Di  questa  vecchia  teoria, che la mafia e sempre più verde nel giardino del vicino e che chi ne parla danneggia la propria città, fatta da gente onesta e laboriosa, uno dei più tenaci sostenitori  è l’attuale sindaco di Formia, nonché presidente del consiglio provinciale di Latina, già senatore della Repubblica  Michele Forte, ex democristiano di fede andreottiana convertito al grande centro del Casini nazionale. Poche sere fa, questo politico di lungo corso, prendendo la parola sul sacrato della chiesa di Sant’Erasmo, a proposito di una recente iniziativa promossa da Libera , da Agesci , da Azione Cattolica e dalla Parrocchia animata da don Alfredo Micalusi, in memoria delle vittime innocenti delle stragi di mafia ha ribadito che Formia è immune dalle azioni delle mafie e che per sparuti elementi, la città di Formia non può dirsi infiltrata dalla camorra.

Quindi tutto quello che di sotto si riporta come operazioni delle forze di polizia e della magistratura  è stata l’opera di fantasmi  ed  il seguito delle visioni di Amleto che avrebbe cosi esclamato: camorra o non camorra questo è il problema …e cosi imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso e dell’azione perdono anche il nome.   Il drammaturgo inglese ispirò cosi il sindaco Forte.

Questo in sintesi stretta quel che è accaduto e accade in quel di Formia come riportato dalla cronaca:

31 maggio 2007. Inaugurato  a Formia un centro di accoglienza per disabili in una villa confiscata alla camorra. La Grande e lussuosa villa fu sequestrata alcuni anni fa sul lungomare della città pontina ed apparteva all'ex vice sindaco Nicola Di Muro di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). La struttura, di circa 900 metri quadrati, ha accesso diretto sul mare e ad una grande piscina.

 23 marzo 2010. Camorra:da casale a Formia. Dalle prime luci dell’alba a formia cinquecento uomini delle forze dell’ordine coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli eseguono 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di appartenenti al clan Mallardo di Giugliano in Campania. L’operazione viene denominata Arcobaleno, dal nome della società immobiliare, finita nel mirino degli investigatori. Sequestrati beni per decine di milioni di euro. Tra questi un terreno e una casa vista golfo di Gaeta proprio di fronte la tomba monumentale di Cicerone,appartamenti,socità commerciali.

 20 aprile 2010.Gli appetiti della mala sulle aree dismesse di Formia balzano alle cronache. Già nel  giugno 2008  un incendio doloso distrugge l'ex Blue Fish, stabilimento da tempo fallito al centro di un'aspra battaglia fra i suoi creditori ed il Consorzio Industriale del Sud Pontino.

22 giugno 2010. Audizione dell’ex Sostituto Procuratore antimafia Luigi De Ficchy- Conosciamo anche alcune realtà del sud pontino, come Fondi  e di zone adiacenti, come Formia, in cui insistono alcuni gruppi criminali notissimi che da tempo hanno colonizzato queste zone con delle attività troppo spesso svolte in situazioni di assoluta legalità, almeno dal punto di vista esterno e superficiale.

18 marzo 2011. Formia connection. Il tribunale di Latina ha irrogato quattro condanne per estorsione ai danni di una cooperativa che lavorava per il comune.Tra i condannati esponenti del clan Bardellino …

10 dicembre 2011. Formia avamposto laziale dei Casalesi. Affari, politici e camorra. Nell'ordinanza di arresto il racconto del controllo territoriale e non da parte  delle famiglie criminali più importanti del Casertano. Rilevati rapporti con politici e dirigenti della Camera di commercio… Già nella relazione della Direzione investigativa antimafia  nel 2009 si legge: "Nella provincia di Latina sono ancora le aree di Formia e Fondi a rappresentare i poli di maggior interesse investigativo"quelle successive continuano a parlare di "fantasmi" in tutta l'area in fase di avanzamento verso Roma e il nord del Paese.
Potremmo continuare ma per il sindaco Michele Forte mafia,corruzione e affari sporchi sono lontani dai “suoi” territori e non riguardano la “sua” Formia e la provincia di Latina che amministra tra alti e bassi da moltissimi anni. 

Da Formia, a Fondi ad Aprilia solo fantasmi. La camorra, la mafia e la ‘ndrangheta nel basso Lazio? Un’invenzione di qualche prete o giornalista.


Fonte Liberainformazione.it  6 Giugno 2012 



Cooperativa Sociale Altri Orizzonti






Madein Castelvolturno



 Il laboratorio di sartoria sociale nasce soprattutto con 

un’idea, quella di riscatto sia della persona, che per un 

motivo o per un altro ha scelto percorsi dannosi per sé e per 

gli altri o che comunque versa in situazioni di disagio socio-

economico, sia del territorio stesso, creando alternative 

attraverso attività di creatività e integrazione, attraverso una 

risposta concreta e valida ai bisogni di un territorio difficile 

come quello di Castel Volturno.



I soci stessi definiscono la cittadina come un laboratorio, un 

luogo in cui l’eterogeneità deve divenire un punto di forza, 

una spinta per comporre ed erigere un paese che diventi 

modello di integrazione e doni esempi di rispetto del uomo e 

le sue diversità.

Un laboratorio creativo per costruire integrazione, 

uguaglianza tra i popoli, pari diritti e dignità senza distinzioni 

di etnia o sesso.


L’obiettivo principale della cooperativa è quello di dimostrare 


la possibile integrazione tra culture presenti nel territorio.. Il 


marchio creato, MADEin


CASTELVOLTURNO, è il lavoro di 


donne e uomini che “Vestono La Libertà”.







Cooperativa Sociale Altri Orizzonti

C.so Umberto 153,81033  Casal di Principe CE

tel. fax 0818167001

Maria 333533767 Anna 3357255974

P.I. 05517451216


CASA DI ALICE, BENE CONFISCATO DELLA JERRY MASSLO
Viale del Correggio, Castel Volturno


La pagina di Facebook   https://www.facebook.com/madein.castelvolturno?sk=info


Mafie in Emilia Romagna, serve mantenere alta l'attenzione





Mafie in Emilia Romagna, serve mantenere alta l'attenzione

Lo storico Enzo Ciconte presenta un nuovo studio sulla presenza mafiosa in regione


di Gaetano Liardo


Bisogna essere vigili sulle insidie poste dalle mafie nel nord Italia, e per farlo bisogna conoscere il fenomeno nella sua globalità. Anche in Emilia Romagna, soprattutto dopo il tremendo sciame sismico che ha messo in ginocchio numerose province, distruggendo cittadine, siti industriali, beni culturali di pregio e bloccando importanti settori produttivi. La ricostruzione che si farà dovrà avvenire con la massima attenzione degli organi inquirenti, delle istituzioni locali e regionali, ma anche delle forze sociali emiliano-romagnole. Già perchè è risaputo, e l'Abruzzo ne è solo l'ultimo esempio, che i grandi appalti per la ricostruzione attirano gli appetiti delle organizzazioni criminali. 


E' in questo doloroso contesto che si colloca il nuovo studio sulla presenza delle mafie in Emilia-Romagna realizzato dallo storico Enzo Ciconte, in collaborazione con la Giunta regionale. Un lavoro che si inserisce nelle numerose iniziative portate avanti negli ultimi anni dalle istituzioni regionali, culminato con l'approvazione della legge regionale contro le mafie. Lo scorso dicembre l'Assemblea legislativa presentava un dossier sulle mafie in Emilia-Romagna realizzato dalla Fondazione Libera Informazione, e l'Università di Bologna da due anni realizza studi approfonditi con studenti, ricercatori e giornalisti. L'attenzione c'è ed è importante che continui ad essere alta.

Lo studio di Ciconte, come gli altri precedentemente realizzati, parte da due importanti assunti, che spesso sono stati sottovalutati o ignorati. Il primo è che Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra da più di cinquant'anni hanno allargato la sfera d'azione nelle regioni dell'Italia centro-settentrionale, Emilia Romagna inclusa. Il secondo è che la presenza mafiosa si manifesta in maniera differente rispetto alle regioni di provenienza. Sotto le due Torri, inoltre, è una presenza ulteriormente diversa rispetto a quel che accade tra le nebbie del Duomo o all'ombra del Colosseo. 

Perchè mentre nel Lazio o in Lombardia c'è una qualche forma di controllo del territorio, in Emilia-Romagna ancora, fortunatamente, non si è arrivati a questo punto. Scrive Ciconte: «In Emilia-Romagna è possibile continuare ad affermare – ed è una positiva caratteristica – che non ci sono cosche mafiose talmente forti e radicate da essere in grado di controllare il territorio, neanche una piccola porzione di esso». Non ci sono realtà simili a quella di Buccinasco, nel sud-ovest milanese, o di Fondi nel basso Lazio, tuttavia le mafie sono presenti e attive, interessate a riciclare proventi illeciti, a trafficare droga e ad inserirsi nel settore degli appalti pubblici. Ciconte sottoliena che: «L’Emilia-Romagna – e più in generale le regioni del nord – hanno una marcata vulnerabilità che deriva, come s’è appena detto, da una loro forza: la ricchezza che possiedono». Una situazione che, se non attentamente vigilata e monitorata, potrebbe portare le mafie ad accentrare sempre più potere e ad ottenere quel controllo di porzioni del territorio che sarebbe deleterio. L'Emilia-Romagna ha degli anticorpi, e questo è un dato di fatto, tuttavia da non enfatizzare. C'è una classe politica che, nel suo complesso, riesce a marginalizzare i boss; c'è una classe imprenditoriale che, nel suo complesso riesce a resistere alle lusinghe di facili guadagni; c'è la presenza di organi inquirenti capaci e attenti che negli ultimi anni hanno portato a compimento numerose operazioni antimafia. 

Nonostante ciò, c'è anche la criminalità organizzata. A fronte dei numerosi sindaci che resistono per preservare la legalità del proprio territorio, ce ne sono alcuni che, con molta tranquillità i contatti pericolosi con i boss non li disdegnano. A fronte dei numerosi protocolli per vigilare sull'assegnazione degli appalti pubblici, c'è l'impreparazione culturale di molti amministratori che non hanno gli strumenti adatti per evitare che aziende riconducibili al crimine organizzato ottengano i lavori. E le denunce non mancano, sia da parte dei politici che della magistratura e delle Camere di Commercio. Ci sono le gare al massimo ribasso, ci sono aziende compiacenti che, in una logica di do ut des colludono con le cosche. Ci sono gli “uomini-cerniera”, i colletti bianchi che aiutano le famiglie mafiose ad operare nel mercato legale con metodi illegali. 

Il problema c'è e Ciconte lo descrive minuziosamente, provincia per provincia, raccontando le principali operazioni antimafia, i collegamenti tra le cosche, le operazioni di riciclaggio, la collusione di un numero crescente di cittadini emiliano-romagnoli, attratti dalla facile ricchezza da poter ottenere lavorando con i boss. 
L'Emilia-Romagna non è soltanto, parafrasando quanto detto dal collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese parlando di Reggio Emilia, il bancomat delle cosche. E' il territorio dove si stringono nuove alleanze tra diverse organizzazioni criminali, è il laboratorio dove fiorisce una nuova imprenditoria mafiosa, dove i boss, nonostante le difficoltà cercano sempre di trovare un canale che li porti a contrattare anche con la politica. 

Scrive Ciconte nelle sue conclusioni: «Il rapporto con la politica risponde a queste finalità ed ha la caratteristica di voler controllare il territorio che sinora non è riuscito a controllare. Negli ultimi anni, dopo un periodo di sottovalutazione e di disattenzione, è maturata una maggiore consapevolezza nelle istituzioni e nell’opinione pubblica. È un fatto certamente positivo perché guardare e comprendere quello che accade sul proprio territorio è importante per valutare come fare fronte alle nuove situazioni».

Fonte  Liberainformazione.it  21 Giugno 2012